Sette chef per un extravergine fra i migliori al mondo



Non sappiamo se in Italia esiste qualcosa di simile ma il progetto di questi giovani amici è da raccontare e da prendere come esempio per il coraggio e la testardaggine di voler fare a tutti i costi quello che sta nel cuore di ognuno di loro. La dimostrazione effettiva che le cose, quando si vogliono, si possono fare. Eccome!

Giornata intensiva di potatura dell'olivo e tecnica colturale, note di assaggio consapevole per riconoscere quello buono. Il 9 marzo a San Potito Sannitico



L’Associazione Cultuale Buonolio organizza una bella giornata intensiva e formativa sulla potatura dell’ulivo e sulle tecniche culturali da adottare nell'uliveto. Non solo, spazio anche alla qualità dell’olio: verranno illustrate le tecniche di assaggio, pregi e difetti, con prove pratiche di assaggio per riconoscere l’extravergine di alta qualità.

Si terrà sabato 9 marzo, dalle ore 9.00 alle ore 17.00, presso uno degli uliveti dell’azienda Antico Podere Matesino, azienda pluripremiata e leader nella produzione di extravergini di grande qualità, partner dell’evento che gentilmente ha approvato questa collaborazione.
 

La cultura dell’olio si, ma fatta bene e senza dispendio di danaro. Altrimenti i risultati sono quasi pari a zero

Sono chiaro da subito: ogni occasione è buona per infondere la cultura dell’olio. Ai consumatori, ai ristoratori, agli appassionati e soprattutto ai giovani e nelle scuole. Diffondere la cultura dell’olio è sempre un vantaggio per tutta la comunità, anche se bisogna attendere ed avere pazienza. Io - come sapete - lo faccio da tanti anni, nutrito da una grande passione e soprattutto senza precludere la scoperta di visioni nuove che ho voluto portare anche nell’ormai conosciuto Buonolio Salus Festival, insieme ad altri amici nutriti dal mio stesso attaccamento, quasi alla quinta edizione.

Sono anni ed anni che si continua a perpetrare un’attività che a mio avviso è diventata obsoleta, la cultura dell'olio buono non cresce se si continua a proporre sempre la solita solfa. Occorre innovare, perché l’olio si rinnova sempre pur essendo un prodotto antico. Cambiano le tecnologie di estrazione, il modo di coltivare, di fare marketing, quello di approcciarsi alla materia e perciò anche la formazione deve subire un cambiamento. Ci sono eventi, concorsi, guide, professionisti che hanno dato tanto e continuano a farlo nel nome di un amore incontrastato per l’extravergine di alta qualità ai quali bisognerebbe dare molto più spazio e fiducia: ma è sempre quella maledetta meritocrazia che manca alla quale non è dato valore. Si inventano addirittura crisi e allarmismi (leggi qui) per chiedere ed ottenere finanziamenti pubblici, ritrovandoci poi a dover commentare lamentosamente sempre quel calo di produzione che oramai è diventato un’ossessione.

L’Italia non ha mai creduto molto nella cultura del prodotto, è dormiente e soprattutto lo sono gli stessi produttori (non tutti per fortuna!) ed il mondo dell’associazionismo e delle istituzioni. Molte delle azioni che si fanno a favore della “cultura dell’olio” sono di basso profilo, sempre le stesse da tempo immemore con risultati ormai consolidati pari a zero o poco più. Spesso si lascia tutto così, senza che vi fosse un seguito. Va bene educare, addestrare, informare e formare ma poi bisogna seguire passo passo e concretizzare le azioni in qualcosa di reale, altrimenti è solo slogan. E quello che mi infastidisce è l’utilizzo di tanto danaro, molto spesso anche pubblico e quindi soldi nostri, impiegato in vari progetti per il miglioramento della qualità, dell'ambiente, per la tracciabilità del prodotto e quant’altro che fino ad oggi hanno portato pochissimo. La realtà è che in tutti questi anni i pochi investimenti sono stati sbagliati e questo lo dico perché non hanno prodotto quasi nessun risultato, almeno questa è l’impressione che ho. Quel poco che è cambiato lo dobbiamo all’amore e alla passione di quei pochi individui che hanno avuto la forza di fare qualcosa di buono. E continuano a farlo, in silenzio.



di Vincenzo Nisio - tutti i diritti riservati



Immancabile cena al Katakrì, l’8 febbraio


L’ingrediente principale sarà il territorio, unito ai sapori autentici che lo diversificano da secoli. Una cena evento unica nel suo genere, nata dalla collaborazione con aziende che hanno fatto della qualità il loro punto di forza e che incontreranno l’arte di uno degli chef più conosciuti e apprezzati della zona. Danilo De Cristofaro, patron del ristorante Katakrì a Piedimonte Matese, in provincia di Caserta, vi accompagnerà in un breve viaggio alla scoperta delle eccellenze matesine, cucinate a modo suo e come solo lui sa!

Chi conosce il Katakrì sa che l’olio di alta qualità è sempre grande protagonista nel suo ristorante, sono 16 gli extravergini in carta selezionati e provenienti da tutta Italia a disposizione di clienti curiosi e appassionati. Danilo è stato premiato il 14 gennaio ad Evoluzione, un evento nazionale dedicato all'extravergine di alta qualità che si svolge a Roma, per il lavoro che svolge con l'olio nel suo ristorante. Nella serata di venerdì 8 febbraio sarà l’azienda pluripremiata, anche a livello internazionale, Antico Podere Matesino a presentare gli oli prodotti quest’anno che saranno abbinati ai piatti proposti in degustazione.

Il prosciutto di maiale nero di razza casertana fra i migliori al mondo


Conosciamo tutti l’altissima qualità dei prosciutti italiani, siamo fra i primi al mondo secondo me insieme alla Spagna con il famosissimo Pata Negra o meglio Jamòn Iberico de Bellota. Ammetto di non essere un grande cultore del prosciutto ma ultimamente mi sto appassionando molto ed ho scoperto la maestosità di un prodotto che secondo me nel prossimo futuro avrà uno spazio riservato fra i migliori al mondo.

Metto da parte il campanilismo, sono strasincero, ma davanti al prosciutto di maiale nero di razza casertana non ci sono paragoni che tengono. Tutti gli altri che finora ho assaggiato sono un gradino sotto. Il maiale di razza casertana è allevato allo stato brado e si nutre essenzialmente di ghiande di quercia cadute dagli alberi, ma anche la macellazione ha la sua grande importanza: l’animale non deve subire alcuno stress altrimenti il sapore delle carni viene compromesso per via di alcune reazioni chimiche.

I grassi del maiale nero casertano sono simili, per composizione, ai grassi dell’olio extravergine da olive: lo ha evidenziato anche una ricerca condotta sulle carni dal Consorzio per la sperimentazione divulgazione e applicazione di biotecniche innovative che ha sede a Benevento. Gli acidi presenti in discreta quantità nel lardo di questi suini sono in grado di ridurre il livello del cosiddetto colesterolo “cattivo” e, conseguentemente, di aumentare quello del colesterolo “buono”. L’acido oleico (quello contenuto nelle olive e nell’olio) è contenuto in grande quantità nelle ghiande di quercia di cui è ghiotto il suino ed è così che poi lo ritroviamo nel grasso del prosciutto. Anche questo conferisce il gusto straordinario e unico a questo prodotto che sicuramente si vedrà fra i migliori del mondo. Un’esperienza senza eguali.

Il prosciutto di maiale razza casertana stagiona dai 18 ai 26 mesi ed è una incomparabile esperienza olfattiva e gustativa, non si dimentica facilmente. La carne, di colore rosso intenso, ha un penetrante profumo di erbe di campo, il grasso conferisce un sapore molto intenso, profondo e dona grande sapidità al boccone. È una grande eccellenza italiana!

Se volete mandare in estasi le vostre papille gustative, accompagnate questo straordinario prosciutto con l’ottimo Pallagrè bianco 2017 prodotto da Tenuta Quercete - azienda agricola sita in San Potito Sannitico, in provincia di Caserta - con uve 100% Pallagrello.


di Vincenzo Nisio - tutti i diritti riservati


Torna Evoluzione, il grande evento di promozione e valorizzazione dell’extravergine di qualità


È fissata la data per la seconda edizione di Evoluzione, percorsi per l'extravergine di qualità, l’evento dedicato all’olio extravergine organizzato da La Pecora Nera Editore e Oleonauta: dopo il bel successo dello scorso anno, il 14 gennaio 2019 - questa volta al Parco dei Principi Grand Hotel & Spa sempre a Roma - torna l’appuntamento pensato per sensibilizzare e formare gli operatori del settore della ristorazione e della gastronomia sull’utilizzo di olio extravergine d’oliva di qualità, tracciando nuovi percorsi che possano far incontrare e confrontare i produttori, i ristoratori, i consumatori e soprattutto i cuochi (ma pure i pizzaioli) che scelgono e utilizzano l’olio extravergine per i loro piatti.

Niente tappo antirabbocco, dietrofront


Quanto si legge nella comunicazione del 28 giugno 2018 a firma del direttore generale Stefano Firpo, rivolta al Ministero della Salute e al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, è sconcertante, proprio da cadere le braccia a terra. Si propone, in sostanza, una modifica per l’introduzione del divieto di vendita al consumatore delle bottiglie con dispositivo antirabbocco negli esercizi commerciali, e non manca la solita sanzione. 

Nel documento si legge: «Il verificarsi di numerosi incidenti collegati all’uso di bottiglie con tappo antirabbocco, occorsi presumibilmente anche in presenza di apposite avvertenze, portano a concludere che questa tipologia di tappi non sia sicura per l’uso da parte del consumatore finale, se non nell’ambito dei servizi offerti dalle collettività, come previsto dalla legge n. 9/2013». E ancora: «In assenza di una disposizione sanzionatoria della violazione delle disposizioni di cui all’art. 7, comma 2 della legge 14 gennaio 2013 n. 9 si potrebbe proporre una modifica del medesimo articolo che preveda l’esplicito divieto di vendita al consumatore negli esercizi commerciali ed una sanzione per la violazione di tale divieto, associata alla violazione complessiva delle disposizioni dell’art. 7, comma 2 delle citata legge n. 9/2013.»

L'olio non ha bisogno di essere salvato ma di essere capito


Chi non conosce la storia non può capire l'oggi.

È del tutto evidente che chi non vive nei campi, non conosce la storia dei luoghi, che ignora la meraviglia di un territorio, il sacrificio di chi ci si consuma dentro per mantenere pulito un paesaggio olivetato, alla fine lavora esclusivamente per i propri interessi. 

Lo abbiamo fatto anche noi occidentali in nome di una democrazia con altri popoli, volevamo “salvarli” imponendo il nostro stile di vita uniformando la loro cultura, le loro tradizioni, il loro essere in qualche modo diversi, a noi. E oggi c'è qualcuno che vuole "salvare" il comparto olivicolo italiano uniformando la nostra peculiare produzione a quella di un mondo che non ci appartiene, che non appartiene all'Italia, alla nostra biodiversità, al nostro modo di essere contadini e di saper raccontare quel maledetto prodotto che mettiamo nella bottiglia.

PallagRÉ, un nuovo nobile tra i nobili. Presentato il Pallagrello Bianco dell’azienda Quercete

La presentazione ufficiale è avvenuta ieri sera, nella splendida cornice dell’azienda agricola Quercete, a San Potito Sannitico, in provincia di Caserta. Una serata magica, davvero molto bella e interessante, che mi ha colpito in maniera particolare perché ciò che stava “rinascendo” in quei momenti era uno dei prodotti più antichi del Matese: il Pallagrello bianco. Questo vino che già dal nome, PallagRÉ, ricorda proprio il re Ferdinando IV di Borbone e il suo grande amore per questo prodotto e per il cibo, e che in qualche modo riprende a vivere proprio nelle terre in cui è nato già prima del 1700. Abbiamo assaggiato la prima annata, il 2017, guidati dai tecnici della FISAR (Federazione Italiana Sommelier, Albergatori, Ristoratori) che ne hanno evidenziato le grandi peculiarità al pubblico presente. Davvero molto entusiasti, tutti i partecipanti, più o meno esperti, hanno apprezzato la grande personalità che esprime il Pallagrello bianco.

Lo straordinario viaggio di un chicco di grano


Uno di quei momenti in cui il passato si materializza e rievoca in qualche modo quegli istanti vissuti tra periodi di grande difficoltà e di grande gioia. Una contraddizione se vogliamo, uno spaccato, quello del grano, che accompagna l’uomo da millenni e che ha costruito la nostra cultura. Il convegno, organizzato dalla Pro Loco Casali di Faicchio presso la sala consiliare del Comune di Faicchio, è stato davvero un bel momento di aggregazione e condivisione degli aspetti più importanti legati al tema di discussione che hanno scelto: “Lo straordinario viaggio di un chicco di grano”. Tema più centrale che mai se si pensa che il grano è meravigliosamente in viaggio da secoli e secoli ed è ancora estremamente presente nei ricordi e nel sangue di ognuno di noi. Il grano rappresenta l’essenziale, la semplicità, il momento per riflettere e chiedersi in quale direzione stiamo andando. È stato giusto perciò dedicare del tempo anche alla storia, senza la quale non potremmo capire l’oggi e le nostre distrazioni, gli abusi, l’offesa alla natura e alla terra, le nostre negligenze.

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Nasce Antico Podere Matesino, un'azienda giovane al passo coi tempi

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