Ma voi dove lo comprate l'olio?

Noi tutti, ma proprio tutti, siamo convinti che l’olio che compriamo è un ottimo olio. Non importa se lo si compra in frantoio, al supermercato, in oleoteca o su siti internet specializzati, tutti siamo convinti che il mio è più buono del tuo.

Partendo da questa “verità” molto italiana, abbiamo creato un piccolo sondaggio su Twitter e poi rilanciato su Fb che dava quattro possibili risposte.

Questa fotografia rispecchia, più o meno, la situazione italiana, dove la maggior parte delle persone comprano in frantoio (intendendo con frantoio in via generale acquisto diretto da produttori) e poi a seguire supermercato, oleoteca e online.

Da quanto emerge dalla ricerca “L’oro verde italiano” di AICIG, ISMEA e ZOWART, segnalata con riferimento al sondaggio da Susanna Benedetti (Sommelier dell’olio), a parte il dato ben noto della crescita costante del consumo di olio d’oliva a livello mondiale una cosa interessante è la diffusione, seppur lenta, dell’olio di oliva anche fuori dai confini dei Paesi tradizionalmente consumatori si deve a tanti fattori, tra cui la sempre maggior “contaminazione” delle tradizioni culinarie che vedono tra le più rinomate quella mediterranea, ed italiana in particolare. Il problema è che questo aumento dei consumi non corrisponde con la consapevolezza e la conoscenza che si ha del prodotto.

Tale carenza di conoscenza sembrerebbe riflettersi nelle modalità di acquisto emerse dalle risposte ricevute alla domanda “ma voi dove lo comprate l’olio”. Se l’acquisto diretto dal produttore (frantoi) è la risposta prevalente, va evidenziato che dai commenti sembrerebbe emergere che tale scelta non è guidata tanto dalla consapevolezza della qualità dell’olio acquistato e delle competenze del produttore ma dalla speranza che si tratti di un olio genuino. L’olio acquistato dal frantoio, generalmente olio proveniente da olive locali, ha un costo più elevato rispetto a quello sugli scaffali dei supermercati e della Gdo, metodo di acquisto che nei sondaggi segue il frantoio. Quest’ultimo, peraltro, è nella maggior parte dei casi un blend di oli comunitari e non, venduto a prezzi bassissimi e che, come dimostrato negli ultimi anni da numerose inchieste, spesso non ha neanche le caratteristiche organolettiche per essere definito extravergine. Marginali risultano invece gli acquisti in oleoteca e online, luoghi meno tradizionali di acquisto che ancora non hanno preso piede fra le abitudini dei consumatori ma che potrebbero avere il vantaggio di un acquisto guidato, cioè supportato da selezionatori con competenza relativa al prodotto che vendono, e superare i confini territoriali aprendo ad una più vasta gamma di oli tra cui scegliere ovviamente a fronte di un prezzo maggiore di quello della GDO.

Ecco, come si fa a convincere le persone che un olio comprato in oleoteca/online o in frantoio al di sopra di 12 euro (prezzo medio a litro di quest’anno) non sia pura follia ma solo l’avvicinamento ad un prodotto di alta qualità che oltre ad avere  una ricchezza spropositata di profumi e di sapori, ha anche tante proprietà salutistiche che non bisogna sottovalutare?

Auspici
Il sondaggio online è stata l’occasione per un’interessante discussione tra vari attori del settore (imprenditori, produttori, assaggiatori e sommelier). Tralasciando la preferenza dei singoli tra la scelta migliore per l’acquisto, chi online, chi in frantoio e chi in oleoteca (è un caso che nessuno abbia citato il supermercato?)  tutti concordano sul fatto che c’è bisogno di diffondere cultura dell’olio e che quindi il tutto si riduce semplificando ad un problema culturale e alla diffidenza crescente che si ha nell’acquisto di prodotti che non si conoscono e per questo ci si affida a qualcun’altro (l’amico produttore/frantoiano nel nostro caso)

Soluzioni per inversione di tendenza?
Non esiste la soluzione ma il continuo impegno di figure professionali che si confrontano costantemente e che sostengono e accompagnano i produttori sulla via della qualità del prodotto e sulla migrazione nel mondo on-line:

Fabrizio Fazzi
Azienda agricola Principe Pignatelli
La cultura a macchia d'olio: bisogna partire dalla ristorazione e riflettere sul fatto che il turismo enogastronomico, particolarmente apprezzato e ricercato dai turisti, rappresenta un nuovo modo di viaggiare che sta conquistando un numero sempre crescente di “oleo appassionati”, alla ricerca di nuovi sapori e tradizioni autentiche. In questo frangente, la valorizzazione e la promozione della ristorazione di qualità assume un ruolo nuovo, diventando il vettore della cultura e dei valori saldamente legati al proprio territorio e alle proprie radici. La ristorazione, quindi, rappresenta sempre più un veicolo di promozione immediato, perché depositaria del patrimonio di saperi e sapori legati alla cucina tradizionale della nostra terra. In questo contesto, l’olio extravergine di qualità rappresenta un'importante eccellenza. Siamo sicuri che il consumatore è disposto a pagare 2 centesimi per un buon olio da olive, come siamo sicuri che l’habitué della ristorazione di alta qualità desideri condire una buona insalata con un buon olio extravergine da olive che incide sul piatto per pochi centesimi. C’è quindi una crescita culturale ed educativa in atto, una nutrita attenzione, la voglia di diventare consapevoli, di capire e conoscere. C’è spazio per l’olio da olive di qualità nella ristorazione. Il processo è purtroppo lento, ma qualcosa sta cambiando. Bisognerebbe creare un circuito di ristoranti e gastronomie di qualità, legati all’olio extravergine da olive per far diventare, la ristorazione, un vero e proprio luogo del gusto, attraverso cui veicolare informazioni ai clienti e illustrare le qualità organolettiche aromatiche e gustative delle varie tipologie di olio. Qui, bisognerebbe aggiungere figure professionali ed esperti come “l’oleologo” o il “sommelier dell’olio”, chiamati a svolgere un vero e proprio lavoro di cultura di prodotto e corretta informazione. Siamo in tanti, ma non siamo abbastanza. Dobbiamo confrontarci continuamente senza parlarci addosso e allargare la platea sapendo che chi dobbiamo convincere non sono le persone che conoscono il prodotto ma chi dell’olio ha convinzioni centenarie errate.

Diffusione delle oleoteche: la cosa più semplice da dire (e non da fare) è incentivare l’apertura delle oleoteche o aiutare quelle già esistenti e farle diventare luoghi di aggregazione proprio come avvenuto negli ultimi anni nelle enoteche. A Roma siamo fortunati ad avere tre oleoteche ben fornite in diverse parti della città, ma sono abbastanza?  Nel resto d’Italia quante oleoteche ci sono? Ancora molto poche. L’Umbria e la Toscana hanno già i loro luoghi dedicati all’olio, stanno crescendo.  Dobbiamo riconoscere e premiare la determinazione di chi, in un mercato ancora poco consapevole, affronta con coraggio la sfida di un’attività tutta dedicata all’extravergine e offre ai propri clienti non solo prodotti eccellenti e selezionati ma anche tutta la propria competenza per diffondere la conoscenza e la cultura dell’extravergine.

Sostenere i produttori: questo è il punto più importante perché senza di loro, i custodi delle nostre terre, possiamo diffondere cultura ma non avremo pienamente un vero sviluppo di questa eccellenza. Dobbiamo far conoscere al grande pubblico dove nasce l'extravergine, quanto lavoro e passione ci vuole per creare un prodotto eccellente, e gli strumenti ci sono:  con il racconto/storytelling, attraverso internet, eventi e incontri, raccontiamo  il duro e costante impegno degli olivicoltori e renderli “cool” è l’attività più impegnativa e utile che dobbiamo continuare a fare portare sempre più in alto la qualità di questo settore. I produttori lavorano con grande impegno alla qualità e credono che nell’olio buono ci possa essere un futuro, si mettono in gioco sempre, continuamente, e sono partecipi di un grande cambiamento, di una svolta che stenta a compiersi. Fare qualità ha un costo, un valore che parte dal territorio e passa attraverso la storia ed il sapere dei popoli, delle famiglie, per poi fermarsi dentro una bottiglia di rara qualità. Il racconto del produttore attiva l’attenzione, immette in circolo le emozioni, coinvolge, mette in un ordine le idee. Non se ne può fare a meno e non se ne farà a meno. Dobbiamo riconoscere il giusto merito e la giusta redditività a chi lavora per deliziarci e appagare i nostri sensi e anche in questo la rete può aiutare; possiamo lavorare anche per promuovere l’aumento degli acquisti online, per consentire a più consumatori possibili di raggiungere i migliori produttori e comprare i loro prodotti, sostenendo così chi tiene alto il livello dell’olio extravergine italiano.

Un’ultima riflessione va fatta su coloro che hanno il ruolo più determinante nel veicolare la scelta degli acquisti e quindi del consumo dell’extravergine di qualità. Tutto ciò che abbiamo scritto finora si riversa in cose che hanno un valore ancora più grande dell’olio stesso: sono i valori dai quali non si può prescindere e sui quali vi invitiamo a riflettere. Il sacrificio, dovuto talvolta alla bellissima conformazione del territorio e alla gestione degli uliveti - spesso secolari e millenari - e quindi anche il rischio, la tutela del paesaggio ed il mantenimento e la custodia dello stesso. L’Italia si nutre di un grande valore storico-culturale e paesaggistico, invidiato in tutto il mondo per la sua unicità, la sua biodiversità: tutto questo deve essere riconosciuto e soprattutto deve essere sostenuto dai consumatori, anche economicamente, perchè altrimenti il nostro Paese non ha possibilità di competizione con paesi come la Spagna o paesi  emergenti come la California. Paradossalmente, questi valori, sono riconosciuti più dai cittadini stranieri che da quelli italiani. Vi sembra normale?


Per promuovere veramente l'olio di qualità serve la scelta consapevole del consumatore

Se riusciamo a fare in modo che questa scelta sia orientata verso il vero extravergine di qualità tutto il settore potrà avere un brillante futuro davanti.

L’olio extravergine sarà l’alimento del secolo! Facciamolo conoscere bene al mondo, tutti insieme…



di ComOlio e gastroliArt! - tutti i diritti riservati

10 commenti:

  1. Io in tutta sincerità l'olio lo compro al supermercato. A milano non c'è troppa scelta, la vita è frenetica e sinceramente il supermercato mi da fiducia. Non ho molto tempo per seguire corsi di formazione ma l'idea delle oleoteca mi sembra ottima solo che qui a Milano che io sappia non ce ne sono. Sapete darmi qualche indicazione?

    Ciao, Sabrina

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  2. Concordo con Sabrina.
    E' molto complicato reperire la materia prima eccellente. Soprattutto nelle grandi città.

    Francesco

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  3. Chiamami al 3281578057 e compra il mio nocellara del belice

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  4. Concordo con Sabrina, io compro tendenzialmente l'olio direttamente dai produttori, vado alle fiere e sagre dove espongono, assaggio e compro. Purtroppo però spesso devo far affidamento al supermercato. Certo non comprerei mai un olio "dichiarato" extravergine d'oliva ad un prezzo irrisorio, credo che, come il vino, se non vuoi ritrovarti con prodotti dubbi e poco salutari non puoi pretendere un costo troppo basso. L'idea delle oleoteche è seriamente da prendere in considerazione, soprattutto nelle grandi città.
    A presto,
    Silvia
    (cuochi per passione)

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    1. Grazie Silvia per il tuo contributo. E' una questione culturale - non c'è dubbio - sulla quale bisogna spendere tante risorse. Così come è stato fatto per il vino da trent'anni. Oggi al supermercato troviamo vini da 2 a 20 e più euro, ma non ce ne facciamo un problema perchè ormai tutti sappiamo riconoscere "le differenze" fra essi. Abbiamo cultura del prodotto.

      Per l'olio extravergine non è così. Evviva le oleoteche quindi, sono d'accordo.

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  5. Noi pensiamo che il ruolo del consumatore sia centrale, aiutandolo nella scelta migliore. Proprio per questo è fondamentale diffondere cultura, consapevolezza e creare canali di distribuzione alternativi a quelli tradizionali. Fondamentale è il gioco di squadra tra produttori virtuosi, sommelier, influencer, blogger, agronomi...
    Noi stiamo creando dei gruppi di acquisto in Emilia (Parma, Reggio Emilia, Modena) e Lombardia (Milano).

    Beppe
    co-founder
    www.oiltogether.it

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    1. Bella iniziativa Beppe, ho visitato il sito. Complimenti e in bocca al lupo per tutto!

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  6. Noi siamo piccoli produttori e stiamo percorrendo la via della commercializzazione diretta, proprio perché convinti che il contatto diretto produttore-consumatore sia un potente stimolo a promuovere una cultura dell'olio estesa a tutti. Pensiamo che un aiuto più concreto debba venire soprattutto dal mondo dei media, elettronici e tradizionali, e vediamo con favore il moltiplicarsi di blog specifici sulla materia, anche se spesso in maniera disordinata, a volte disorientante. Ci vorrebbe forse più coordinamento e regia anche tra blogger e influencer.
    Oliveta della Torre, Murlo, Toscana

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    1. Intanto complimenti e auguri per tutto.
      Certamente la strada che avete scelto vi premierà nel tempo e come voi dite: "la via della sostenibilità è un percorso lento". Sono altresì d'accordo sulla "confusione" che talvolta si genera fra siti e blog impegnati a diffondere la cultura dell'olio. Spesso capita di leggere inesattezze che vanno a scapito della corretta informazione e sviano il consumatore ad una scelta sbagliata. Ci vorrebbe più coordinamento è vero, ma come si fa? La vedo dura.

      Un caro saluto alla bella Toscana.

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