"Fra i personaggi storici di
Piedimonte “D’Alife” c’è sicuramente Maria Felice, che io ho sempre conosciuto
in foto, in questa unica foto, fino a quando qualche mese fa un’amica –
conoscendo la mia passione – mi ha donato un piccolo libricino sul Matese e le
sue novelle e leggende. C’è la storia di Maria Felice che mi ha colpito perché ne
conoscevo solo piccoli frammenti, magari raccontati dai nonni o da qualche zio
o conoscente di passaggio. Bene, la condivido con voi perché questi straordinari
personaggi non possano morire per la seconda volta, nell'indifferenza delle
nuove generazioni".
Il padre era becchino. Pollonia, la madre, un’umile donnetta di Cusano
Mutri, tutta sottomessa e rassegnata, piena di bigottismo e di santo timor di
Dio, la quale si riceveva in santa pace tutte le busse che il suo uomo le
regalava. L’alto impiegato del Comune infatti, dopo aver fatto il suo lavoro al
camposanto era solito trattenersi a lungo a tutte le bettole dove, smodatamente
trincava. Così, dopo aver trascorso tutto il santo giorno a scavare fosse e
riempirle, ciò che per avventura accadeva ben di rado, si tratteneva con gli
amici a fare quattro chiacchiere ed a bere qualche goccetto per rinfrescarsi l’ugola,
maledettamente sempre arsa. In quanto poi a rincasare non aveva mai fretta, c’era
sempre tempo che la moglie sapeva ben aspettarlo con
rassegnazione, lavorando la calza alla luce della lucerna.
