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Essere. Perdersi per trovarsi. Un libro, un progetto editoriale che ha bisogno di tutti per essere realizzato.

Chi ci segue lo sa, stiamo sostenendo con forza la campagna di crowdfunding (raccolta fondi) che vede il libro del nostro Vincenzo Nisio partecipare, con la casa editrice Bookabook, al percorso per il raggiungimento dell’obiettivo che permetterà la pubblicazione del manoscritto!

Per essere pubblicato infatti, Essere. Perdersi per trovarsi ha bisogno di essere pre-ordinato e lo potete fare in pochi secondi a questo link: https://bookabook.it/libri/essere-perdersi-per-trovarsi/

C’è bisogno della partecipazione di tutti e di sostenere questo progetto, il libro tratta temi che ci appartengono, che in qualche modo sono dentro di noi ma al di là di tutto sono comunque stimoli per nuove riflessioni.

Vi vogliamo proporre in lettura una piccolissima anteprima del libro in cui l’autore parla del suo piccolo paesino, Piedimonte Matese, ricordando personaggi e luoghi vissuti. Un posto, lascia intendere, che oggi non ritrova più.

Vivevo un’altra Piedimonte da piccolo, stessi luoghi ma città diversa completamente da quella di oggi. Ricordo un ambiente complessivamente più sano, c’era zí ‘Ngiulina seduta sulla panchina di piazzetta San Francesco e fa un bell’effetto ritrovarla ancora oggi, su quella stessa panchina, dopo più di trent’anni, a regalare sguardi autentici ai passanti e a noi bambini ormai cresciuti. Coltiva ancora i fagiolini, che offre in dono a qualche amico che si ferma per due parole. Angela, che noi chiamavamo zí ‘Ngiulina, è una bellissima donna di novantuno anni e quando da piccoli passavamo con le biciclette amavamo prenderla in giro sfiorandogli le gambe in velocità. Ci urlava contro divertita anche quando giocavamo a patata bollente nelle calde sere d’estate. Non c’era solo lei seduta, erano diverse le donne e le mamme che si riunivano e passavano qualche ora a chiacchierare mentre noi bambini ci divertivamo nella piazza, sterrata e completamente imbrecciata, che ospitava una vecchia auto di colore azzurro pastello. Era una Volkswagen Maggiolone e stava parcheggiata, meglio abbandonata, in un angolo dello slargo. Giocavamo a fare la guerra, chissà perché proprio la guerra, posizionati ai lati dell’auto lanciando le pietre che spesso finivano per mandarci anche in ospedale. Marcello, altro grande personaggio che abitava a Sepicciano ma in piazzetta aveva un’abitazione che frequentava spesso, s’incazzava come un grillo! Non ho molti ricordi di lui ma ricordo che era stato nel mondo del calcio e che anche mio padre aveva giocato per lui. La sua vecchia bicicletta che ha pedalato fino ad età avanzata resta indimenticabile per me, sono sicuro che tanti ne hanno memoria a Piedimonte. Dov’è finita quella cittadina che ricordo io, quell’atmosfera serena, quell’aria sottilissima che a stento si percepiva, quelle giornate di sole asciutte e senza nuvole. Forse in una dimensione retriva ancora c’è, mi piace pensare che non è finita e anzi, sono certo che un giorno tornerà. Tornerò io, zì ‘Ngiulina e Marcello.  
Non c’era il cattivo odore del gasolio bruciato per le strade, la vespa andava con la miscela. C’era l’oratorio, le pistole ad acqua che uscivano insieme al gelato, il sole senza nuvole, le fontane della sorgente che funzionavano. C’erano le strade rotte, la raccolta differenziata, tanti piccoli negozi di alimentari e tutto per la casa, ci stava Adolfo in piazza Roma, la fontana tonda col cigno che forniva acqua potabile, la signorina del bar Caffè dello Sport, la cartoleria Bianchi, il bar Penza coi videogiochi e il bigliardino che funzionava con duecento lire. C’erano le Mosche Bianche che suonavano alla festa nel borgo di San Giovanni e i peperoni imbottiti della tradizione, il vino di zio Carlo, la Statua della Madonna della Consolazione che nella prima domenica di settembre scendeva dalla Chiesetta di San Giovanni Battista, situata nel punto più alto del borgo, e raggiungeva la Basilica di Santa Maria Maggiore per essere venerata dai fedeli tutto l’anno.





di gastroliArt! - tutti i diritti riservati


Partita la campagna per sostenere il libro di Vincenzo Nisio. Noi ci siamo!


In un articolo precedente (QUI) vi avevamo anticipato l'avvio del primo progetto editoriale di Vincenzo Nisio, amico e fondatore del blog gastroliArt!. Il blog, chi ci segue lo sa, ha sempre avuto uno spazio dedicato alla cultura, ai libri in particolare, alla lettura.

Vincenzo ha scritto un libro dal titolo Essere. Perdersi per trovarsi. Un argomento che colpisce indubbiamente e che ci ha incuriosito molto. Perciò abbiamo voluto chiedere all'autore cosa trattasse e questa è stata l'originale risposta:
Ho incontrato un Dio.
Parla della nostra società, del mondo materiale e di quello immateriale, della spiritualità che abbiamo perduto e della modernità che ci sta facendo perdere completamente. Parla della libertà individuale, del coraggio di fare delle scelte, di rischiare per essere liberi. Dice che oggi c'è tanta ipocrisia, tanta sudditanza, che siamo un popolo strano, legato ai soldi, ai consumi e non ai sogni, alla bellezza e alla meraviglia del mondo. Dice che tanti esseri umani non si sono mai trovati, che trovarsi è un atto necessario, che è un diritto di tutti. Dice che siamo pilotati continuamente ma non ce ne accorgiamo, dice che non essere noi stessi finirà per dilaniare la nostra essenza.
Quando si scrive un libro c'è sempre un motivo, qualcosa di importante che ti spinge a farlo, a liberare se stessi da qualcuno o qualcosa. Magari diversi momenti particolari, esperienze, cambiamenti che hanno segnato un'epoca della propria vita. E dunque perchè, abbiamo chiesto a Vincenzo, hai scritto questo libro?
Perché nella scrittura ho sempre trovato una strada.
In ognuno di noi, ad un certo punto, all’improvviso, passa tutta la vita davanti. Ho preso al volo quella vita fatta di emozioni, di piccole storie, di ricordi, di sensazioni, di esperienze, di delusioni, di gioie, di pensieri che ho sempre pensato, di poesie che ho sempre scritto, di attimi che ho sempre vissuto, e l’ho scritta su fogli di carta. Nasce così questo libro. Ho ascoltato cosa c’era da ascoltare, sentito cosa non volevo sentire, capito cosa non avevo compreso. La vita, nonostante tutto, è il passaggio meraviglioso dell’essere: è così dura quanto straordinaria. Occorre liberarsi e comprenderla. Ho capito che non è utile giudicare dall’alto, con una visione solamente esterna, ma occorre esplorare da dentro, ricercare l’essenza per sentire il profumo e ratificarsi.
Tra l'altro l'autore ha scelto per la pubblicazione una casa editrice innovativa, Bookabook, che è un nuovo modo di fare editoria. Il libro infatti viene valutato dai lettori, dagli appassionati, e sarà il pubblico a decidere se il suo progetto è valido e dovrà essere pubblicato.

Il libro si può pre-ordinare sul sito della casa editrice Bookabook (QUI) e dovrà raggiungere 200 copie pre-ordinate, dopodichè sarà pubblicato e vi arriverà direttamente a casa! Se volete sostenere Vincenzo, il suo libro, il suo primo progetto editoriale, potrete quindi pre-ordinare il libro.

Grazie in anticipo, anche da parte nostra, a chi vorrà partecipare!


di gastroliArt! - tutti i diritti riservati

L'essenziale: il libro di Vincenzo Nisio desta grande curiosità


Seguiremo con attenzione questo nuovo progetto del nostro Vincenzo Nisio, questo nuovo percorso fatto con il solito pieno di energia. Siamo felici ed intanto vi anticipiamo che il 20 giugno, giovedì prossimo, partirà la campagna di crowdfunding per il nuovo libro.

Vincenzo, lo conosciamo bene, ha sempre avuto grande passione per la scrittura. Ha iniziato a scrivere su un quaderno di colore giallo che ancora conserva.
«Sono anni che scrivo, chi mi conosce lo sa, ma non ho mai pensato di condividere davvero il mio pensiero con gli altri. Un po come ha fatto papà con i suoi dipinti, io lo spronavo sempre ad esternare il suo modo di essere ma nello stesso tempo non mi accorgevo che stavo facendo esattamente la stessa cosa. Perciò adesso sono qui».
Queste le parole che si leggono dal primo post della nuova pagina Facebook "Essere" creata apposta per il nuovo lavoro. E ancora, si legge:
«Ho accettato una sfida, come sempre, di una realtà nuova, una casa editrice che mi ha incuriosito tanto. Dunque sceglieranno i lettori, saranno loro a doverci credere, a decidere se finanziare il mio progetto e mandarlo in libreria! Qualcuno ci crederà, qualcun altro no ma sono sinceramente sicuro che sarà una bella esperienza. Un altro bel viaggio fatto di battiti forti, di ansie, di sorrisi e non».

Per seguire il percorso del nuovo libro, questa è la pagina Facebook: QUI

Per il resto vi terremo aggiornati, presto vi daremo il link diretto dal quale poter pre-acquistare il libro. Intanto consentiteci di dare al nostro Vincenzo Nisio un grande in bocca al lupo ed un abbraccio forte da tutto lo staff del blog gastroliArt!

E come diciamo sempre: a facc e chi ce vo male!



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Giornata intensiva di potatura dell'olivo e tecnica colturale, note di assaggio consapevole per riconoscere quello buono. Il 9 marzo a San Potito Sannitico



L’Associazione Cultuale Buonolio organizza una bella giornata intensiva e formativa sulla potatura dell’ulivo e sulle tecniche culturali da adottare nell'uliveto. Non solo, spazio anche alla qualità dell’olio: verranno illustrate le tecniche di assaggio, pregi e difetti, con prove pratiche di assaggio per riconoscere l’extravergine di alta qualità.

Si terrà sabato 9 marzo, dalle ore 9.00 alle ore 17.00, presso uno degli uliveti dell’azienda Antico Podere Matesino, azienda pluripremiata e leader nella produzione di extravergini di grande qualità, partner dell’evento che gentilmente ha approvato questa collaborazione.
 

Olivicoltura, un manuale indispensabile


L'olivicoltura sta subendo un profondo cambiamento, la produzione delle realtà olivicole si distingue sempre di più e la qualità del prodotto è in effettiva crescita. E' un dato che riscontro da qualche anno, il trend è in crescita ma c'è bisogno di lavorare ancora tanto.

Nonostante questo breve accenno di positività occorre evidenziare ancora una carenza riguardo le tecniche agronomiche e talvolta qualche difficoltà nella gestione dell'oliveto per la produzione di oli di qualità. Spesso infatti non si ricorre al "tecnico di campo", l'agronomo o il perito agrario, e si improvvisa commettendo degli errori anche gravi. C'è anche da sottolineare che tutto il lavoro che svolge l'olivicoltore il più delle volte non ottiene una equa remunerazione, i prezzi bassi allo scaffale e la poca cultura del consumatore sono segni evidenti di un grande malessere.

L'olivicoltore è colui che si assume grandi responsabilità e rischi, dagli eventi climatici a quelli patogeni, in particolare la mosca olearia. Un grande lavoro che deve essere svolto con consapevolezza e che vede al centro un'altra figura importante: il frantoiano, colui che ha il gravoso compito dell'estrazione dell'olio da frutti mediante la frangitura. Una figura professionale questa, ancora sottovalutata rispetto alla grande responsabilità che assume.

Ho fatto questa breve premessa perché oggi voglio consigliarvi un manuale che molti di voi conosceranno già, si tratta di un libro scritto da Barbara Alfei, Giorgio Pannelli e Antonio Ricci e nel quale sono contenute una serie di nozioni tecniche necessarie per gestire al meglio il proprio uliveto o per progettarne uno nuovo. Il titolo è Olivicoltura. Coltivazione, olio e territorio.


L'obiettivo, si legge dalla prefazione, è quello di presentare un quadro organico di elementi conoscitivi a quanti operano a diverso titolo  nel settore, proponendo una lettura di tipo non solo informativo, ma anche formativo. Si va dalla storia alle tradizioni fino ai tempi moderni, dalle caratteristiche della pianta, del frutto, dell'olio, alla compatibilità ambientale fino alla progettazione di un nuovo oliveto e quindi al germoplasma, al vivaismo e alla piantagione. Dagli interventi al terreno, alla gestione del suolo, alla concimazione, all'irrigazione fino agli interventi sulla pianta, le potature la raccolta, la difesa e il biologico. Non si trascura il miglioramento della qualità delle produzioni, dalle pratiche agronomiche fino ai processi di estrazione, filtrazione, conservazione e quant'altro e valutazione e valorizzazione. Uno sguardo interessante anche all'olivicoltura da mensa e ai sottoprodotti dell'oliveto e del frantoio.

E' un libro davvero molto interessante perchè offre anche diversi spunti di riflessione, per esempio sulla questione della elevata qualità e tipicità degli oli che sono il vero traguardo di un olivicoltore anche sul piano dei risultati economici.


di Vincenzo Nisio - tutti i diritti riservati



Costretti a coltivare aglio, costretti ad una determinata vita nella Cina contemporanea

Il fratello maggiore di Jinju falciava meccanicamente, a un certo punto da sotto il falcetto saltò fuori una lepre grigia. Era piccola come un pugno e aveva due grandi occhi neri come il carbone, correva ma lentamente. Jinju gettò via il falcetto e con due passi le fu sopra. La bestiola terrorizzata si raggomitolò su se stessa appiattendo le orecchie. Jinju si accovacciò e le mise sopra una mano. Quando le sue dita toccarono le orecchie provò una grande tenerezza, erano delicate come petali trasparenti; facendo attenzione a non romperle, la tenne fra le mani a coppa. La sensazione del pelo morbido e tiepido della bestiola sui palmi e il muso che frenetico annusava l'aria la commossero profondamente.

Cerca una corda per legarla, potresti allevarla, - le disse il fratello al suo fianco.

Lei si tastò la tasca in cerca di qualcosa che non trovò, allora abbassò lo sguardo a terra senza speranza. Il fratello si sfilò il laccio di una scarpa e in silenzio lo fissò alla zampa della bestiola, ma così stretto che la zampetta storta scalciava in aria. Jinju fissò il piede della gamba zoppa del fratello coperto da uno strato di polvere nera che brillava come lacca. Lui prese la lepre e la legò a una robusta pianta di granturco a un lato del campo di Gao Ma (suo vicino), poi tagliò un fusto solitario senza spine, gli tolse la buccia verde e prese a masticarlo per estrarne il succo dolce.

Jinju si girava spesso a guardare la bestiola che si dibatteva cercando di liberarsi: si lanciava in avanti con forza, quasi volesse strapparsi la zampa pur di fuggire. Allora la raggiunse di corsa, tagliò il laccio e la liberò. Con lo sguardo la seguì mentre si infilava saltellando nel campo di granturco, e fissando le piante ormai secche provò un senso di speranza, anche se non sapeva bene di che cosa. Il campo sembrava nascondere infiniti segreti.

Hai l'anima di un Bodhisattva, sorella, - commentò il fratello accanto a lei. - Il tuo buon cuore sarà premiato con una vita felice.


Tratto dal libro [Le canzoni dell'aglio] di Mo Yan


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'Ncoppa, mezu, abbasciu. Una Piedimonte imperfetta e unica

C'è chi non si accorge della grandezza di un luogo, di una città. Perché non ne conosce la storia, il passato, i personaggi, si vive in un posto come in un altro con indifferenza e questo è solo una banale conseguenza. Una disattenzione. Si è distratti, presi dal grande cambiamento in atto, dalla beata involuzione che ci attraversa incontrastata e incontrollata mentre noi, inconsapevoli e stanchi, ci perdiamo i meravigliosi particolari di cui dovremmo essere fieri.

Spesso sono i giovani a nutrire questa mancanza, con pacata indifferenza girano le spalle e diventano cittadini del mondo, lasciando il proprio luogo, diventando assenti ingiustificati. Ma è un po’ per tutti così, il proprio paese o la propria città sono talvolta perfetti sconosciuti o nel migliore dei casi se ne conosce ben poco.

Fare una sintesi perfetta di una città è pressoché impossibile, specie di una città complessa come Piedimonte Matese: ma farne una, meravigliosa e imperfetta, è una specie di opera unica nei suoi particolari, nei dettagli che la compongono. Una città vive, ha una propria identità, una propria lingua, un proprio DNA, soffre, sorride, si ferisce e può persino morire. Ognuno dovrebbe sentirsi stimolato a non commettere gesti torbidi, ad avere maggiore rispetto e più consapevolezza.

I turcinelli alla vigilia di Natale, con l’olio protagonista. Dal racconto di zio Gino

Chi mi conosce sa che mi piace ascoltare e conoscere la storia di chi mi ha preceduto, gli istanti vissuti da individui e personaggi di un’epoca che non mi appartiene più, purtroppo o per fortuna. E perciò in questo ventiquattro dicembre ho incontrato zio Gino che mi ha raccontato che questo era il giorno dei famosi “turcinelli” a Piedimonte, perché in attesa del cenone si faceva solo un piccolo pranzo proprio con questo fritto tradizionale. Io personalmente lo faccio ancora e per noi questo è sempre il giorno in cui si va dalle nonne a mangiarlo approfittando per scambiare una chiacchiera e accrescere l’atmosfera del Natale. Nonna Marcellina li fa con le alici e senza, nonna Carmelina rigorosamente senza alici. È una scelta, per carità, va rispettata.

Evoluzione, una grande opportunità per gli operatori del settore

Quando si parla di olio si fanno sempre scoperte nuove, è un mondo infinito, complesso, scivoloso, un orizzonte senza inizio e senza fine e tutto questo semplicemente perché è un mondo in continua “evoluzione”. Ed è così che nasce uno stimolante evento dalla partnership fra La Pecora Nera Editore, casa editrice a indirizzo enogastronomico attiva nel Lazio, in Lombardia e in Piemonte e Simona Cognoli, esperta di olio e titolare di Oleonauta, società di promozione e valorizzazione dell'olio extravergine di oliva.

Evoluzione, percorsi per l’extravergine di qualità, questo il nome dell’evento che si terrà a Roma lunedì 11 dicembre presso le sale dell’Hotel Savoy, dalle ore 11:00 alle ore 18:00, interamente rivolto agli operatori di settore, con banchi di assaggio e diverse iniziative fra le quali un corso formativo sull’olio che si terrà durante la giornata in 4 orari differenti e completamente gratuito. Non mancheranno ovviamente le conversazioni con personaggi di spessore del mondo oleario come Maurizio Pescari, giornalista esperto di olio, che condurrà i "dialoghi sull'olio" con interviste brevi ai protagonisti del settore - prima di tutto i produttori che partecipano a Evoluzione - e agli amici delle associazioni che si adoperano con grande impegno alla formazione e alla diffusione della cultura dell'Olio. Saranno con noi Luigi Centauri di Capol, Alyssa Mattei e Paola Consolini di Knoil, Gianfranco De Felici, Francesco Travaglini di Extrascape, Vincenzo Nisio, Cosimo Damiano Guarini, Palma Esposito, Johnny Madge, Daniele Brugiotti e anche gli amici del vino Luca Giovannucci di SIS, Alessandro Brizi di Onav, Antonello Mostacci di Ars.

L’agricoltura e la rivoluzione del Neolitico. I frutti dell’ulivo non erano apprezzati

La nascita dell’agricoltura, avvenuta circa 10.000 anni fa, ha permesso il più grande balzo in avanti dell’umanità sino alla Rivoluzione Industriale del XIX secolo. Gli uomini erano totalmente dipendenti dalla natura, fino a quando con la coltivazione delle piante e la domesticazione degli animali, si liberarono e furono in grado di controllare – almeno in parte – la produzione del cibo. Iniziò così il processo di costruzione della civiltà che ha caratterizzato la storia umana.

Nella preistoria la Terra fu poco abitata e l’uomo ebbe ampi spazi a disposizione che gli avrebbero consentito di trascorrere una esistenza solitaria, egli invece preferì instaurare rapporti con altri individui della sua specie soprattutto per esigenze alimentari. La caccia degli animali di grossa taglia ad esempio, imponeva uno sforzo collettivo e richiedevano organizzazione sociale. Si instituì così anche la divisione dei compiti: gli uomini si occupavano della caccia e le donne raccoglievano i frutti, le piante e le radici. Anche l’allevamento dei figli richiedeva cure particolari che, in genere, furono assolte dalle donne.

A macchia d’olio, una bella antologia

E’ un’opera sostenuta dallo Short Master in “Strategie produttive e di marketing per la valorizzazione dell’Olio Extra Vergine ad elevato valore salutistico”, organizzato dall’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” in collaborazione con il Comune di Bitonto. Ne sono curatrici la dottoressa Maria Lisa Clodoveo  e la dottoressa Maria Antonietta Colonna, entrambe felici del grande sostegno offerto dalle persone che a vario titolo hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto scientifico, didattico e letterario. Clodoveo, ringraziando i numerosi scrittori che hanno raccontato le loro storie, si dice «commossa, divertita e stupita». Per la Colonna è stata la realizzazione di un sogno: condiviso, accarezzato, partecipato, al quale si è aggiunta la giusta dose di entusiasmo e creatività proprio “A macchia d’olio”. Anche il Prof. Bernardo De Gennaro, che firma le “istruzioni per l’uso” parla di entusiasmo e asserisce che «il racconto, da millenni, costituisce la forma di comunicazione che, attraverso le emozioni, accende il desiderio nelle persone ancor prima di provare effettivamente un prodotto o una esperienza». L’obiettivo della pubblicazione del libro, conclude il rettore dell’Università degli Studi di Bari Prof. Antonio Felice Uricchio, è quello di sostenere le aziende produttrici di olio extravergine nell’instaurare un rapporto di empatia con il cliente al fine di coinvolgerlo emotivamente durante il processo di acquisto e di consumo.
 

Matesè, i grandi progetti partono dal basso

Risollevare le sorti di un territorio che quasi non esiste nello scenario delle produzioni di qualità, nel senso che non è abbastanza conosciuto, è un impegno di tutti. O dovrebbe esserlo, ma fino ad oggi pochi si sono fatti avanti con proposte concrete. Non è giusto, il Matese merita di più perché è grande espressione di storia e cultura gastronomica, gode di uno dei paesaggi più belli d’Italia, di un clima eccezionale, di sane persone e quindi di produzioni eccellenti.

Nasce così matesè e questa sarà la volta buona. Si, ne sono convinto perché è un progetto che si fonda sull’amore, sulla passione autentica, sulla cultura, sull’identità e sulla memoria del territorio. E’ questa la visione con la quale Umberto Doti, ideatore e realizzatore del progetto, sta unendo sotto un marchio unico i prodotti d’eccellenza del Matese. Umberto sta creando una realtà fatta di giovani, dinamica, che mira a “crescere insieme ad un territorio” ancora inesplorato e tutto da scoprire. E’ bellissimo, anche l’idea di coinvolgere solo aziende artigiane a conduzione familiare che impiegano solo materie prime selezionate e che garantiscono – grazie alla lavorazione manuale e peculiare – la genuinità tipica di questa terra. E non solo i produttori, ma anche chi sta “dietro le quinte”, come designer per la creazione del logo, grafici per la creazione delle etichette e per le stampe: sono tutti del territorio, per dimostrare che uniti siamo più forti e possiamo aiutare la crescita e la valorizzazione. L’idea è quindi quella di avere un Brand unico da vendere, selezionando produttori e prodotti locali di qualità. Che ve ne pare?

Appunti di viaggio nella Terra degli Olivi: la Puglia da ricordare e quella da dimenticare

La destinazione è il Salento, il mare, ma con un obiettivo preciso: trascorrere una giornata non organizzata fra ulivi millenari e amici dell’olio. Tra gli alberi millenari si può percepire il vero valore dell'olio extra vergine d'oliva, sentirlo, quasi toccarlo. Poi però, in un ristorante, l'amara sorpresa

La Puglia è terra di ulivi.
Lo si immagina, si sa, ma quando ci si trova nel bel mezzo del paesaggio agrario esistente più antico del mondo, gli occhi fanno fatica ad assistere allo scenario. Quest’anno la destinazione è il Salento, il mare, ma con un obiettivo preciso: trascorrere una giornata non organizzata fra ulivi millenari e amici dell’olio.

Sono diretto a Melendugno, in provincia di Lecce, e durante il viaggio resto già impressionato dagli innumerevoli chilometri percorsi osservando ulivi alla mia destra e alla mia sinistra, segno indelebile di quello che è stato quest’albero per tutti i popoli del mediterraneo. Pochi giorni e riparto alla volta di Montalbano per incontrare l’amico Cosimo Damiano Guarini, agronomo, autore, pugliese doc e profondo conoscitore della materia, che trascorrerà del tempo con me facendo da Cicerone. Lascio la strada statale per entrare nel paese e non posso non fermarmi su una stretta via fiancheggiata da alberi monumentali e terra arida di colore rosso rubino: un primo impatto che mi lascia in silenzio, solo sotto un sole cocente, ad ascoltare i grilli e il vento che mai ha smesso di soffiare fra le foglie. Come un’orchestra sempre a suonare, sempre a suonare, per centinaia e centinaia di anni.

Raccontami di noi

Famiglia è semplicità, è il simbolo essenziale della vita di ognuno di noi. Sono stato sempre curioso di sapere i fatti e le vicende che hanno accompagnato il tempo della mia famiglia, spesso ai miei nonni ho chiesto - e tutt'ora continuo a farlo - avvenimenti, casi, episodi, circostanze, fatti. È importante sapere da dove vengo, è fondamentale, capire il passato per vivere il presente e dare un valido futuro anche ai miei figli. Si scoprono cose bellissime che talvolta ti fanno anche comprendere meglio chi sei. Il titolo di questa breve riflessione l’ho scelto perché è la domanda che faccio spesso quando voglio farmi raccontare della mia famiglia. Nonna, ad esempio, “Raccontami di noi”.

Giovedì il via alla XXIII edizione di Vinalia

L’appuntamento è per le ore 18 nel giardino pensile del castello medievale.

Si inaugurerà giovedì 4 agosto, alle ore 18 nel castello medievale, la XXIII edizione di Vinalia, rassegna enogastronomica in programma fino al 10 agosto a Guardia Sanframondi, nel Sannio beneventano.  L’evento, promosso dal Circolo Viticoltori e organizzato dal Comitato Vinalia, per questa tornata 2016 avrà per tema “Custodire un dono”. Nel cuore antico guardiese e negli emozionanti spazi del maniero che fu dei Sanframondo, manca solo qualche dettaglio per dar vita a una nuova avventura messa su con i vini delle aziende: La Guardiense, Azienda Agricola Iannucci, Azienda Agricola Bicu de Fremundi, Cantina di Solopaca, Cantine Foschini, Cantina Morone, Cantine Sebastianelli, Grotte delle Janare, Torre Venere, Vigne Sannite e Vigne Storte; con una proposta che riguarda anche i nettari presentati dal Sannio Dop Consorzio Tutela Vini con le etichette delle cantine aderenti  e, attraverso il Percorso del Gusto, anche gli assaggi di formaggi, salumi, oli e cibi di strada.

Astringente, amaro e piccante. L’autentico extravergine

Se pensiamo al passato, alla storia, notiamo che molti prodotti alimentari hanno subito una massiccia evoluzione, soprattutto della materia prima che è passata da prodotto commodity a prodotto con un marchio di origine e tutela. Il vino da questa evoluzione ne è uscito vincitore, il consumatore oggi è in grado di distinguere le diverse fasce di prezzo a seconda della diversa qualità, delle differenze fra i diversi vini. Sul mercato internazionale invece notiamo che il consumatore non pone molta fiducia nell’olio extravergine, non è infatti disposto a pagarlo cifre nettamente superiori al semplice olio di oliva raffinato. In Italia viviamo situazioni di controsenso assoluto in cui l’olio extravergine sfuso molto spesso si colloca - come prezzo - al di sotto dell’olio di oliva raffinato.

Purtroppo ancora oggi abbiamo difficoltà a comunicare alcune caratteristiche tipiche dell’extravergine, facendo difficoltà a commercializzare prodotto autentico e di qualità. L’olio ricavato dalle olive è un prodotto molto molto complesso ma possiamo semplificare dicendo che ciò che fa la differenza fra gli extravergini è sostanzialmente la chimica. L’extravergine autentico va consumato certamente per piacere ma anche e soprattutto come investimento per la propria salute, perché sono davvero tanti gli effetti terapeutici dell’olio, a partire dagli antiossidanti. Sono tre tipi quelli particolarmente attivi nell’olio extravergine di qualità: Vitamina E, Biofenoli e Squalene.

Vinarte, per il secondo anno consecutivo, fa bella Vinalia

Vinalia si avvicina. L’evento enogastronomico previsto dal 4 al 10 agosto a Guardia Sanframondi (Bn) dal tema “Custodire un dono”, per la sua XXIII edizione, rinnova le attività che hanno impreziosito la tornata 2015. E’ il caso di Vinarte, una godibile esposizione presentata nei vicoli e le abitazioni in pietra dell'antico borgo e fruibile in tutte le serate della rassegna guardiese.

“Questo è un territorio dalle grandi potenzialità – ha spiegato Giuseppe Leone, direttore artistico di Vinarte -, che sa puntare sulle sue eccellenze, enologiche e culturali. Il nostro intento è quello di portare avanti un discorso sulle identità, sulle tradizioni produttive, lungi dal processo di banalizzazione del territorio rurale. Basi solide per un pensiero leggero – ha aggiunto - che possa porre un freno al degrado dei sistemi collinari, del paesaggio agricolo e dello spopolamento delle piccole comunità dell'entroterra campano, quell'osso del Mezzogiorno in cui si custodisce un humus culturale antichissimo, così come una spinta sinergica verso il futuroQuesta seconda edizione di Vinarte punterà su una veste tutta nuova, forte della collaborazione con Luciano Ferrara, coordinatore della sezione fotografica, protagonista di una personale dedicata alla processione dei Battenti in onore dell’Assunta, rito dal fascino atavico che da sempre è legato alle tradizioni culturali di Guardia Sanframondi. Ferrara, artista che ha segnato la scena napoletana, è un fotografo storico e non solo per la longevità e la qualità magistrale del suo lavoro, ma storico proprio nel senso quasi di "storiografico", per quella sua capacità di essere sempre in campo lì dove qualcosa accade.

Per “Aspettando Vinalia”, un interessante appuntamento sulla smart land vitivinicola e rurale del Sannio Beneventano

“Aspettando Vinalia”, l’iniziativa adottata nell’attesa dell’evento in programma dal 4 al 10 agosto a Guardia Sanframondi (Bn), è stata impreziosita da un convegno su “Il Sannio Beneventano: una smart land vitivinicola e rurale”, organizzato di concerto con la Coldiretti di Benevento. Dall’incontro, svoltosi nella sala conferenze del castello medievale, sono emersi diversi spunti di riflessione.

Dopo l’introduzione di Titina Pigna (responsabile del Comitato Vinalia), che ha sottolineato che: “i tempi sono maturi per progettare per la viticoltura sannita, un modello di sistema produttivo di valore, inclusivo e sostenibile”, e  i saluti di Floriano Panza (sindaco di Guardia Sanframondi), ha introdotto il tema Giuseppe Marotta (Direttore DEMM UniSannio).

Sabato prossimo un convegno sulla smart land vitivinicola e rurale del Sannio Beneventano

L’evento, organizzato  di concerto con la Coldiretti di Benevento e che rientra in “Aspettando Vinalia”, intende aprire una riflessione su aspetti non più rimandabili

Una rassegna che si rispetti qual è Vinalia, l’appuntamento enogastronomico previsto dal 4 al 10 agosto a Guardia Sanframondi (Bn), deve essere propositiva, aprire un dibattito, puntare a riflessioni su aspetti della vitivinicoltura che vanno posti sempre in primo piano.Proprio in quest’ottica, nell’attesa dell’evento, di concerto con la Coldiretti di Benevento, è stato promosso un convegno dal tema “Il Sannio Beneventano: una smart land vitivinicola e rurale”.

Qualche libro per le vacanze

E’ il momento migliore: l’estate, le vacanze, un po’ di tempo libero e la testa fra le nuvole. E’ il momento migliore per leggere, almeno per me, che durante l’anno ho poco tempo. Così, vorrei condividere con voi qualche titolo che mi terrà compagnia quest’anno. Dite pure la vostra se vi va, commentate, consigliateci e diteci di qualche lettura interessante!

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