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L’olivagione è ancora una perfetta sconosciuta e le imprese olivicole devono fare il salto di qualità per potersi distinguere

E’ tempo di olivagione, i frutti sono pronti ma non tutti ne sono a conoscenza. Anzi, quasi nessuno se ne preoccupa ancora e solo adesso si inizia a prepararsi mentalmente per la raccolta dei frutti. Sono pochi quelli più lungimiranti, che tendono a produrre l’extravergine di alta qualità e che rispettano alcuni importanti comportamenti. Il metodo di raccolta, il grado di maturazione dei frutti, lo stato fitosanitario delle olive (frutto sano) sono solo alcuni dei fattori che influenzano maggiormente la qualità chimica e organolettica - quindi nutrizionale - dell’olio.

Ad ottobre nasce il nuovo olio d’oliva, si prospetta una buona annata. Quest’anno ci sarà anche una nuova produzione: Terre dell’Angelo

Da circa 4000 anni il rituale si ripete, immutato nei secoli, tranne nella differenza - in alcuni casi - nel miglioramento delle tecniche di produzione. Quest’anno, se le temperature rimarranno medio alte e l’umidità resterà bassa, sarà una buona annata. Ritorneremo a produrre grandi oli, un riscatto. Nel frattempo in campagna si continua ad operare, attenti alle avversità, monitorando gli ulivi per ottenere il massimo e conseguire un prodotto di qualità.

C’è grande attesa nel passaggio, l’olio vecchio – prodotto nella scorsa annata – lascerà spazio a quello nuovo, con nuovi profumi e nuove sensazioni. Quest’anno, per la prima volta, produrremo l’olio extravergine di oliva Terre dell’Angelo. Il nome che abbiamo scelto è legato al culto dell’arcangelo Michele e poi vi spiegherò il motivo. E’ un progetto a cui io e Giandomenico abbiamo creduto fin dall’inizio insieme agli amici dell’azienda agricola Tenuta San Michele, Domenico e Matteo. Produrremo un monovarietale di Tonda del Matese, varietà autoctona del territorio matesino. Una parte degli ulivi sono quelli che vedete nella foto di apertura che ritrae un gruppo di persone durante un corso di potatura. Comunque stanno bene e le olive sono sane, ancora qualche settimana e saranno raccolte e molite. A breve vi presenterò la nuova etichetta, il nuovo logo che darà vita ad un’altra produzione di eccellenza.

Un’onda di felicità da condividere

Ma avete visto gli alberi quest’anno? Sono pieni zeppi di fiori, un po’ dappertutto, è un bellissimo spettacolo, sono felice e voglio condividere questo momento. Stiamo attraversando il periodo della mignolatura, ovvero il periodo compreso fra l’emissione della mignola e la formazione dei piccoli fiori bianco-verdi. Seguirà l'allegagione fase in cui si formano i primi frutti verdi che diventeranno olive.

Buonolio Salus Festival FOCUS, il programma


Chi relazionerà al convegno? Colgo l'occasione per ringraziare i relatori che hanno accettato di partecipare, di sposare la causa in attesa di tempi migliori, che necessariamente dobbiamo costruire insieme. Vi aspettiamo dunque, Venerdì 12 dicembre alla Biblioteca comunale di Piedimonte Matese, alle ore 17:00.

Ecco il programma.

Saluti
VINCENZO CAPPELLO
Sindaco di Piedimonte Matese

Tecniche di gestione dell'oliveto: modelli di impianto, forme di allevamento e potatura
CLAUDIO DI VAIO
Dipartimento di Agraria - Università di Napoli, Federico II

Analisi sulle cause della infruttuosa olivagione 2014
ALESSANDRO MEZZACAPO
Agronomo e consulente Unaprol - progetto miglioramento qualità dell'olio 

Avversità fitosanitarie dell'olivo. Cenni sul complesso del disseccamento rapido dell'olivo (Xylella Fastidiosa)
VINCENZO OROLOGIAIO
Regione Campania. Responsabile provinciale servizio fitosanitario regionale

Olivicoltori a tempo pieno e nuovi adempimenti
VINCENZO NISIO
Oleologo e Presidente Associazione gastroliArt! l'arte di fare olio

Niente olio nell’alto casertano. Per colpa di chi? La vera analisi dei pessimi risultati a breve in un convegno

Di questi periodi si sente di tutto, denunce su giornali e siti internet sulla mancata produzione di olio dovuta alle terribili condizioni meteo. Di olio ce n’è ben poco, è vero, oggi ne parlano tutti – sono tutti esperti del settore, tutti ad avanzare la propria risposta ad una annata terribile come questa. Tutti a giudicare la mosca dell’olivo, un terribile parassita “sbucato dal nulla”, peggio della Xylella fastidiosa. Nessuno però a giudicarsi, perché la colpa è tutta delle piogge, dell’umidità, delle temperature e della mosca. Ma è stata una annata difficile anche per i viticoltori per esempio, come avranno fatto a sopperire a questi eventi? Insetti e funghi non si sono fatti vivi anche fra queste colture? Il problema, o meglio la verità, è che gli ulivi andrebbero curati e coltivati come tutte le altre colture. Una annata difficile come questa va gestita, così come hanno fatto taluni olivicoltori che pur subendo l’insolita annata si sono difesi egregiamente tenendo gli uliveti sotto stretto controllo, facendo i trattamenti al momento giusto e salvando le poche olive producendo comunque dell’olio extravergine di oliva. Lode a loro.

AAA Cercasi olio extra vergine da olive

È stata una annata terribile, sotto tutti i punti di vista, niente qualità e niente quantità. Non vi dico quante persone mi stanno contattando per ricevere informazioni su dove acquistare dell'olio di oliva, tutti alla ricerca del prezioso liquido. Che bello! Un'emozione, anche perché tutti sono alla ricerca dell’extra vergine di qualità ed hanno paura di essere frodati, sanno che la qualità quest’anno è poca. In effetti è così, è come cercare l’ago nel pagliaio e la cosa più bella è che per la prima volta le persone sono disposte a pagare qualche euro in più.

Nell'oliveto di Giovanni le olive ci sono. Ha inizio l'olivagione

L'annata resta difficile, ma non mancano le sorprese. Sarà una questione di microclima o una questione di fortuna o ancora merito delle corrette operazioni colturali e dei trattamenti mirati dell'olivicoltore: non importa, le olive ci sono e sono sane, pronte per essere raccolte. Nell'oliveto di Giovanni, in località Santa Lucia a Piedimonte Matese - provincia di Caserta - si celebra il "rito dell'olivagione", con tutte le sue sfaccettature. L'olio unisce, io lo dico sempre.

E' crisi, non ci sono olive. Una annata unica e difficile

È crisi. Non ci sono dubbi, anche le ultime speranze sono svanite.
La Tonda del Matese, varietà autoctona del territorio matesino, non ha retto al clima balordo di quest'anno, pur essendo una varietà di olive conosciuta per la sua maestosa forza produttiva e per la sua resistenza. Le altre varietà manco a parlarne. Ne avevo già parlato (QUI) perché avevo immaginato che non sarebbe stata una annata ricca, ma i produttori non immaginavano quanto si sta verificando. Gli oliveti sono vuoti, l'aria che si respira è triste, il silente grido di dolore degli ulivi risuona nelle montagne e ritorna come un boomerang nella testa degli agricoltori che già vivono le difficoltà di una crisi economica senza eguali. Guido, presidente della cooperativa olivicola Colline del Matese, ha rammentato di non aver mai vissuto una simile esperienza nei quasi 15 anni di lavoro.

La mosca olearia, a settembre, ha devastato le poche olive rimaste. Si, perché già a luglio ed agosto la mosca olearia aveva danneggiato fortemente gli oliveti e chi non aveva trattato si è visto cadere gran parte della produzione. Il motivo della straordinaria attività della mosca è evidentemente il clima. La qualità - quasi dappertutto - è compromessa, ma non tutto è perduto, è andata così e va preso il meglio che c'è.

La nuova olivagione

Si vive di emozioni, la nuova l'olivagione si attende sempre con molti sentimenti. In questo periodo si alternano momenti di gioia e attesa a momenti di grande preoccupazione, è il lavoro di un anno intero e non si può sbagliare, nessun errore è concesso: la scelta del frantoio, il tempo di raccolta, la corsa contro il tempo sperando che nessun evento meteorologico possa arrecare danni o ritardi. Il tempo della raccolta delle olive è comunque diverso, storicamente, lo si attende con gioia nei ricordi del passato, è il tempo che si trascorre anche per godere di momenti conviviali, per intonare una strofa di qualche canto antico insegnato dai nonni. E' qualcosa di magico, di sano, che rimanda alla storia.

Quest'anno, purtroppo, non si prevede una annata ricca in termini quantitativi, la qualità la scopriremo in frantoio. Però non mancano i pronostici dei più saputi olivicoltori, sulla qualità, sui prezzi, sui frantoi buoni e cattivi, su dove si trovano le olive più buone e sane, in quale azienda! Anche questo aspetto è simpatico, va preso con allegria attribuendo la giusta importanza ai concetti espressi.

Quest'anno, al Buonolio Salus Festival, riproporremmo il concorso dedicato agli "olivicoltori per passione". Vedremo quanto olio vergine di oliva hanno prodotto a scapito dell'extra vergine e se ci sono stati miglioramenti rispetto all'anno scorso. Voi non siete curiosi?

Com'era l'olivagione 70 anni fa? Nonna Carmelina me lo ha raccontato

Voglio riproporre – a chi mi segue – questa piccola memoria del nostro territorio, una piccola ricchezza da conoscere ed apprezzare.  Siamo nell’epoca in cui si iniziava a suggerire la raccolta delle olive a mano e non con l’ausilio di canne, che oltre a danneggiare il frutto danneggiavano anche i rami che dovevano fruttificare l’anno successivo. E' il racconto della mia nonna, l'affascinante ricordo dell'olivagione di quando era giovane, aveva 15 anni. Appena 15 anni e già tanta responsabilità, caricata di tanto lavoro e di senso della famiglia. Brividi, se penso a quello che sono oggi la generazione dei quindicenni.

Chi raccoglie le olive? Già, in Italia non c’è lavoro



È da qualche anno che me lo chiedo, è sempre più difficile trovare persone disposte ad operare questa pratica. Perché, perché non si trovano più persone per raccogliere le olive? Perché nessuno più lo vuole fare? Cosa c'è di così ostico? Eppure sarebbe abbastanza remunerativo economicamente, si parla di 50 euro netti al giorno per ogni operatore. Giovani che potrebbero creare una cooperativa per occuparsi non solo della raccolta del frutto ma anche della potatura, dei trattamenti fitosanitari e di tutte le altre operazioni colturali, non se ne vedono all’orizzonte. Già, in Italia non c’è lavoro.

C’è anche un altro aspetto che mi viene in mente. Per la raccolta delle olive, almeno nel passato del nostro territorio, gli addetti erano in maggioranza donne e queste ricevevano grana 15 o l’equivalente in olio, ridotto alla metà se erano provvisti del pasto quotidiano. Gli uomini erano pagati con grana 20 il giorno. Sarà questo il motivo? Sono venute a mancare le donne?

La prudenza non è mai troppa, ho portato il Koinè in vacanza

Si, bisogna essere prudenti, anche se potrebbe sembrare una "esagerazione", vi dico che non lo è affatto. Vi è anche una questione di principio, ho deciso - per quanto possibile - di consumare solo extra vergine di qualità e privo di difetti. Oltretutto in famiglia siamo abituati all'extra vergine amaro e piccante, privo di difetti organolettici e con buona intensità di fruttato di oliva verde. Perciò, se troviamo olio difettato non riusciamo a consumarlo e quindi, non ci resta che portarlo direttamente da casa. C'è dell'olio che puzza, come si condisce una insalata con olio che puzza? E ancora peggio, come si utilizza olio "morto" in una pappa per il bimbo? Nel ristorante dell'hotel dove sono in vacanza con la famiglia porto al tavolo l'olio Koinè, senza problemi. E non immaginate nemmeno quanto è difficile trovare dell'olio di qualità nei supermercati, esperienza fatta. Quindi io con l'olio, quando posso, sono prudente, lo porto da casa.

Una guerra. Forti contro deboli



Hai voglia di fare corsi di formazione e cultura di prodotto, qui più si va avanti e più ci si rende conto che si sbatte contro un muro di gomma restando sempre immobili allo stesso posto. Fermi. Quando si frequentano posti come villaggi turistici per esempio, visitati da centinaia di persone - anche di diverse nazionalità, ci si imbatte pure in scene rattristanti. I bambini per esempio.

Mamma, hai preso l'olio extra vergine di oliva?



Sono in vacanza, in Calabria, in un villaggio turistico. Quando si stacca un po' la spina si dovrebbe non pensare a nulla ma per me non è così. Anche quando sono in vacanza la mia attenzione si concentra sul lavoro, in particolare sui "fatti gastronomici" e - ovviamente - con sana curiosità di capire che tipologia di olio usa la struttura e quale e quanta attenzione dedica all'olio di oliva.

Go easy! per l'alto casertano. La web App

È frutto di un duro lavoro, durato molto tempo, più di un anno. Quando si lavora bene, in un gruppo di amici leali e persone sane legate dagli stessi principi, i risultati non sono disattesi. Mai. Questa è una di quelle cose che ti rende felice, anche se piccola e forse ancora irrilevante, perché nata da zero e voluta fortemente dalla Rete degli sportelli informativi promossa e gestita dal Gal Alto Casertano nell’ambito dell'Asse IV del Programma di Sviluppo Locale della Regione Campania 2007/2013.

Ancora una volta, falso 100% italiano da agricoltura biologica

Proprio ieri ne ho parlato, incuriosito dal fatto che tutti abusano liberamente della straordinaria firma del 100% italiano, stavolta anche biologico. Fortunatamente però i controlli ci sono, anche se sono sempre molto pochi – secondo me. E’ successo in Puglia, regione leader nella produzione di olio di oliva, la Guardia di Finanza di Andria ha arrestato 16 persone che avrebbero trasformato olio di oliva comunitario in olio di oliva 100% italiano biologico. Un giro di affari da 30 milioni di euro.

100% Made in Italy, a noi italiani spetta di diritto, ma la qualità per molti è ancora un miraggio…



…fino a quando arriveremo a screditare anche questo slogan che per tutti oggi è sinonimo di qualità. Perché ormai è molto, troppo tempo che leggo sul 95% dei prodotti “100% made in Italy” e ogni volta – anche a me – fa pensare alla garanzia, alla sicurezza, alla qualità senza eguali. E in realtà è proprio questo che dovrebbe essere il Made in Italy, garanzia di qualità e sicurezza alimentare, mentre si continua ad abusare della dicitura e a fregiarsi di questa firma straordinaria.

Scommettiamo che...?



Anche noi ci siamo. Stiamo proseguendo per la nostra strada, dopo aver dimostrato la volontà di dare al territorio della provincia di Caserta – o anche alla Regione Campania, perché no – una propria identità. Ho lanciato l’idea nella prima edizione del Buonolio Salus Festival, il 29 e 30 Marzo 2014 e da allora – con un gruppo di produttori che ci credono – non ci siamo più fermati.

Il Koinè non piace a mia nonna

E non mi sorprendo, lo dico subito. E non è nemmeno “questione di gusto”, è questione di abitudine ad alimentarsi con un certo tipo di olio diverso da quello che alcune aziende producono oggi. La qualità dei prodotti che ognuno di noi mangia ogni giorno la decidiamo noi stessi, a seconda di ciò che ci piace e che ci provoca piacere. Mia nonna – ad esempio – preferisce l’olio del contadino, olio vergine di oliva secondo me con notevoli difetti organolettici e, quell’olio, rappresenta per lei la massima qualità e lo mangia con passione. Non c’è niente da fare.

L'extravergine fa bene, si ma quale?

“Olio extra vergine di oliva De Cecco 100% made in Italy in offerta speciale nei supermercati Coop”. (QUI)

Italiano, appunto, garanzia di qualità. Ma può essere di qualità un olio extra vergine da 3,35 euro? Innanzitutto credo che bisognerebbe stabilire dei parametri chimico-organolettici ben precisi che evidenziassero il livello di qualità di un prodotto,  perché non tutti i prodotti di qualità sono della stessa qualità. Ne ho già parlato, QUI.

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