Il più antico testimone del mondo è l'Ulivo, su questo dobbiamo essere d'accordo e non si può prescindere la sua importanza. Nel tempo, nella storia, ha unito genti, ne è stato l'elemento centrale e spirituale per millenni ed il suo olio estratto dai frutti ha nutrito e curato interi popoli. È stato elemento di salvezza. L'Italia ha sempre riconosciuto un grande valore a questo albero, tanto che dal 5 maggio 1948 diventa simbolo di pace della nazione nell'emblema della Repubblica italiana.
L'Italia ha il più grande patrimonio di biodiversità, con più di 500 cultivar diverse che esprimono una grande bellezza e richiedono un grande gesto da parte di tutti gli italiani: quello di tutelare questo grande patrimonio. Gli ulivi, come la vite, caratterizzano fortemente il paesaggio, sono motivo di attrazione turistica (lo potrebbero essere molto di più) e sono responsabili di quel sentimento di meraviglia che colpisce i visitatori quando si trovano davanti esemplari centenari o millenari.
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A macchia d’olio, una bella antologia
E’ un’opera sostenuta dallo Short Master in “Strategie produttive e di
marketing per la valorizzazione dell’Olio Extra Vergine ad elevato valore
salutistico”, organizzato dall’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” in
collaborazione con il Comune di Bitonto. Ne sono curatrici la dottoressa Maria Lisa Clodoveo e la dottoressa
Maria Antonietta Colonna, entrambe felici del grande sostegno offerto dalle
persone che a vario titolo hanno contribuito alla realizzazione di questo
progetto scientifico, didattico e letterario. Clodoveo, ringraziando i numerosi
scrittori che hanno raccontato le loro storie, si dice «commossa, divertita e stupita». Per la Colonna è stata la
realizzazione di un sogno: condiviso, accarezzato, partecipato, al quale si è
aggiunta la giusta dose di entusiasmo e creatività proprio “A macchia d’olio”.
Anche il Prof. Bernardo De Gennaro,
che firma le “istruzioni per l’uso” parla di entusiasmo e asserisce che «il racconto, da millenni, costituisce la
forma di comunicazione che, attraverso le emozioni, accende il desiderio nelle
persone ancor prima di provare effettivamente un prodotto o una esperienza».
L’obiettivo della pubblicazione del libro, conclude il rettore dell’Università degli
Studi di Bari Prof. Antonio Felice
Uricchio, è quello di sostenere le aziende produttrici di olio extravergine
nell’instaurare un rapporto di empatia con il cliente al fine di coinvolgerlo
emotivamente durante il processo di acquisto e di consumo.
Appunti di viaggio nella Terra degli Olivi: la Puglia da ricordare e quella da dimenticare
La destinazione è il Salento, il mare, ma con un obiettivo preciso: trascorrere una giornata non organizzata fra ulivi millenari e amici dell’olio. Tra gli alberi millenari si può percepire il vero valore dell'olio extra vergine d'oliva, sentirlo, quasi toccarlo. Poi però, in un ristorante, l'amara sorpresa
La Puglia è
terra di ulivi.
Lo si
immagina, si sa, ma quando ci si trova nel bel mezzo del paesaggio agrario esistente più antico del mondo, gli occhi fanno
fatica ad assistere allo scenario. Quest’anno la destinazione è il Salento, il mare,
ma con un obiettivo preciso: trascorrere una giornata non organizzata fra ulivi
millenari e amici dell’olio.
Sono diretto
a Melendugno, in provincia di Lecce, e durante il viaggio resto già
impressionato dagli innumerevoli chilometri percorsi osservando ulivi alla mia
destra e alla mia sinistra, segno indelebile di quello che è stato quest’albero
per tutti i popoli del mediterraneo. Pochi giorni e riparto alla volta di Montalbano
per incontrare l’amico Cosimo Damiano
Guarini, agronomo, autore, pugliese doc e profondo conoscitore della
materia, che trascorrerà del tempo con me facendo da Cicerone. Lascio la strada
statale per entrare nel paese e non posso non fermarmi su una stretta via
fiancheggiata da alberi monumentali e terra arida di colore rosso rubino: un
primo impatto che mi lascia in silenzio, solo sotto un sole cocente, ad
ascoltare i grilli e il vento che mai ha smesso di soffiare fra le foglie. Come
un’orchestra sempre a suonare, sempre a suonare, per centinaia e centinaia di
anni.
Verso l'IGP per l'olio extravergine della Campania
Ne discutemmo alla prima edizione del Buonolio Salus Festival e da allora,
con un gruppo di amici olivicoltori, ne abbiamo iniziato a parlare in maniera concreta. In pochi
mesi capimmo che l’esigenza non era quella di una IGP casertana ma di una IGP
per l’olio Campano, regionale.
Era il 18 luglio del 2014 quando scrissi un articolo dal titolo “Scommettiamo che…?” (QUI) a seguito di un incontro fatto
con diversi produttori a Sant’Angelo d’Alife, presso il ristorante La Masseria.
Seguì un incontro con l’assessorato regionale e iniziammo a lavorare per la costituzione
di un comitato promotore. Lanciammo l’idea, comunicammo l’idea a diversi
produttori campani, devo dire la verità con pochissimi riscontri.
Non c’è soluzione per i monumenti di Puglia, vince la Xylella fastidiosa
La
Corte di giustizia europea ha stabilito che Bruxelles può obbligare gli stati
membri ad abbattere le piante potenzialmente infette dal batterio. L’obiettivo è
il principio di protezione fitosanitaria, giustificato dal principio di
precauzione, e perciò anche quelle non infette qualora si trovino nella
prossimità di quelle colpite devo essere rimosse. La scienza infatti non ha
dimostrato con certezza che il batterio Xylella fastidiosa sia l’unico legame connesso
al disseccamento rapido degli ulivi ma per i principi esposti viene
giustificata tale misura preventiva. L’Italia dunque dovrà attivarsi e
riprendere il lavoro già iniziato a seguito della direttiva della Commissione
dell’anno scorso. Non c’è pace per gli Ulivi e non c’è pace per i tanti
olivicoltori pugliesi titolari delle imprese agricole, che al contempo dovranno
riorganizzarsi e intraprendere una nuova lotta, forse.
di Vincenzo Nisio - tutti i diritti riservati
di Vincenzo Nisio - tutti i diritti riservati
Dagli ulivi del Cila allo sviluppo che non c'è
Ogni volta che, oggi, lo sguardo di un visitatore casuale, così come
quello di un abituale residente, si poggia sui profili del Monte Cila o del Monte Muto,
ovvero due dei tre colli che sovrastano l’abitato di Piedimonte Matese,
l’attenzione viene attratta, in automatico, come da una grande ferita simile
del tutto a una bruciatura, un’abrasione, un eczema. In effetti, lo
squarcio che colpisce l’occhio dell’osservatore è effettivamente quello di una
“bruciatura”, vale a dire l’effetto scaturito dai violenti incendi che la
scorsa estate interessarono i due siti in questione. Ora, è un dato di
fatto che ogni qual volta bruci un bosco, una pineta o una riserva di macchia
mediterranea, si è di fronte a un disastro, a uno sconvolgimento di un piccolo
ecosistema, ma quel che lascia porre più di un interrogativo è che i due siti
in questione, ovvero il Monte Cila e il Monte Muto, divengono troppo spesso,
quasi a intervalli regolari, obiettivi, bersagli
più che altro, del “presunto” piromane di turno. Almeno, questa è l’accusa che
ogni volta viene lanciata “tra le fiamme”, salvo spegnersi e dissolversi il
giorno dopo.
L’ulivo, un albero unico dal valore inestimabile
Cresce spontaneo o viene coltivato nelle regioni con clima
mediterraneo, mite, temperato. L’ulivo appartiene alla famiglia delle Oleaceae e può vivere anche fino a 4000
anni, come testimonia l’esemplare di Luras,
un piccolo comune della provincia di Olbia-Tempio nella regione storica della
Gallura, in Sardegna. E’ il più
anziano d’Europa e lo chiamano “su
grandhe donnumannu” (il grande nonno). E’ questa l’emozione che deve farci
amare quest’albero unico al mondo. Può raggiungere i venti metri di altezza e
può avere una chioma anche di 12 metri. Le foglie sono coriacee e lanceolate
mentre i fiori, piccoli, bianchi e profumati, sbocciano tra aprile e giugno. La
drupa è il frutto dell’ulivo, di forma ovale, carnosa, verdastra, rossastra,
violacea o nerastra. La maturazione e l’accumulo dell’olio avviene a partire
dal mese di settembre fino dicembre, a seconda delle aree di produzione e del
clima.
L’olivagione è ancora una perfetta sconosciuta e le imprese olivicole devono fare il salto di qualità per potersi distinguere
E’ tempo di olivagione, i frutti sono pronti ma non tutti ne sono a
conoscenza. Anzi, quasi nessuno se ne preoccupa ancora e solo adesso si inizia
a prepararsi mentalmente per la raccolta dei frutti. Sono pochi quelli più
lungimiranti, che tendono a produrre l’extravergine di alta qualità e che
rispettano alcuni importanti comportamenti. Il metodo di raccolta, il grado di
maturazione dei frutti, lo stato fitosanitario delle olive (frutto sano) sono
solo alcuni dei fattori che influenzano maggiormente la qualità chimica e
organolettica - quindi nutrizionale - dell’olio.
L’ulivo e l’olio non cambiano mai
Checché se ne dica,
l’ulivo e l’olio
non cambiano mai.
Per quanto ne possano parlare
gli uomini e le donne,
il loro operare quotidiano
è sempre più avvolto
in un insolito mistero.
Sulle tracce del culto micaelico il nuovo progetto Terre dell'Angelo
“E il Signore mandò Michele ad insegnare ad Adamo l'agricoltura, perché ne ricavassero dei frutti di
che potessero vivere loro e tutte le generazioni dopo
di lui”.
[22, La vita di Adamo ed Eva, apocrifo dell’Antico Testamento]
Nasce Terre dell’Angelo. Un progetto che unisce idee e professioni per
promuovere una visione nuova della cultura agraria ed enogastronomica. Terre
dell’Angelo è un Brand, un marchio che promuoverà e valorizzerà saperi e produzioni
agroalimentari di qualità delle terre del Sannio, storicamente legate all’antico
culto micaelico. E’ proprio l’Arcangelo Michele a guidare - simbolicamente - il
progetto che vi presentiamo oggi, non a caso, nel giorno della celebrazione del
Santo.
Siamo partiti dall’Ulivo, simbolo del nostro territorio e soprattutto simbolo
di pace. Proprio dagli Ulivi e dall’olio ricavato dalle olive di quelli secolari,
lo stesso che hanno degustato i Romani, coloro che per primi hanno impiantato
quest’albero nelle nostre terre.
L’Italia dell’olivo e dell’olio va innovata, c’è poco da fare
Se vogliamo guardare avanti e sognare un Paese all’avanguardia dobbiamo
innovarci. Puntare sull’olivicoltura però, non significa chiacchierare di
olivicoltura ed autoproclamarci i migliori del mondo. Anche perché i numeri non
dicono nulla a nostro favore, anzi, ci vedono costretti a ricorrere al
rifornimento da altri paesi per soddisfare le esigenze del nostro. E il grande
paradosso sta anche nel fatto che ci si lamenta della produzione che arriva
dall’estero a discapito del “made in Italy”. Ma di cosa ci lamentiamo se noi
italiani produciamo meno della metà dell’olio che consumiamo? Direi, piuttosto:
meno male che ci sono gli altri paesi che ci sfamano d’olio, altrimenti
resteremmo senza dopo pochi mesi. Meno male che c’è chi ha investito prima di
noi. La scorsa annata ci ha fatto riflettere, ha evidenziato e marcato le
carenze del nostro Paese, non solo in termini di produzione ma anche come costo
di produzione. Siamo uno dei paesi (o forse il primo) con il più alto costo di
produzione al mondo.
Gli Ulivi
Una
Patria senza bandiere,
gli
Ulivi,
avvolti
in una libertà bugiarda,
deturpati
da un potere contaminato,
onorati
e rispettati soltanto dal vento,
al
quale ubbidiscono sempre,
pur
ribellandosi.
Oltraggiati da una falsa
dolcezza offerta da chi li usa per fini funzionali,
ma non li ama.
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