Non sappiamo
se in Italia esiste qualcosa di simile ma il progetto di questi giovani amici è
da raccontare e da prendere come esempio per il coraggio e la testardaggine di
voler fare a tutti i costi quello che sta nel cuore di ognuno di loro. La
dimostrazione effettiva che le cose, quando si vogliono, si possono fare.
Eccome!
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Il prosciutto di maiale nero di razza casertana fra i migliori al mondo
Conosciamo tutti l’altissima qualità dei prosciutti italiani, siamo fra
i primi al mondo secondo me insieme alla Spagna con il famosissimo Pata Negra o
meglio Jamòn Iberico de Bellota. Ammetto di non essere un grande cultore del
prosciutto ma ultimamente mi sto appassionando molto ed ho scoperto la
maestosità di un prodotto che secondo me nel prossimo futuro avrà uno spazio riservato fra i migliori al mondo.
Metto da parte il campanilismo, sono strasincero, ma davanti al prosciutto di maiale nero di razza
casertana non ci sono paragoni che tengono. Tutti gli altri che finora ho
assaggiato sono un gradino sotto. Il maiale di razza casertana è allevato allo
stato brado e si nutre essenzialmente di ghiande di quercia cadute dagli
alberi, ma anche la macellazione ha la sua grande importanza: l’animale non
deve subire alcuno stress altrimenti
il sapore delle carni viene compromesso per via di alcune reazioni chimiche.
I grassi del maiale nero casertano sono simili, per composizione, ai grassi
dell’olio extravergine da olive: lo ha evidenziato anche una ricerca condotta
sulle carni dal Consorzio per la
sperimentazione divulgazione e applicazione di biotecniche innovative che
ha sede a Benevento. Gli acidi presenti in discreta quantità nel lardo di
questi suini sono in grado di ridurre il livello del cosiddetto colesterolo
“cattivo” e, conseguentemente, di aumentare quello del colesterolo “buono”. L’acido oleico (quello contenuto nelle olive e nell’olio) è contenuto in grande
quantità nelle ghiande di quercia di cui è ghiotto il suino ed è così che
poi lo ritroviamo nel grasso del prosciutto. Anche questo conferisce il gusto straordinario e unico a questo prodotto che sicuramente si vedrà fra i migliori del mondo. Un’esperienza senza eguali.
Il prosciutto di maiale razza casertana stagiona dai 18 ai 26 mesi ed è
una incomparabile esperienza olfattiva e gustativa, non si dimentica
facilmente. La carne, di colore rosso intenso, ha un penetrante profumo di erbe
di campo, il grasso conferisce un sapore molto intenso, profondo e dona grande
sapidità al boccone. È una grande eccellenza italiana!
di Vincenzo Nisio - tutti i diritti riservati
Evoluzione, una grande opportunità per gli operatori del settore
Quando si
parla di olio si fanno sempre scoperte nuove, è un mondo infinito, complesso, scivoloso,
un orizzonte senza inizio e senza fine e tutto questo semplicemente perché è un
mondo in continua “evoluzione”. Ed è così che nasce uno stimolante evento dalla
partnership fra La Pecora Nera Editore,
casa editrice a indirizzo enogastronomico
attiva nel Lazio, in Lombardia e in Piemonte e Simona Cognoli, esperta di olio e titolare di Oleonauta, società di promozione e valorizzazione
dell'olio extravergine di oliva.
Evoluzione, percorsi per l’extravergine di qualità, questo il
nome dell’evento che si terrà a Roma
lunedì 11 dicembre presso le sale dell’Hotel Savoy, dalle ore 11:00 alle ore
18:00, interamente rivolto agli operatori di settore, con banchi di
assaggio e diverse iniziative fra le quali un corso formativo sull’olio che si
terrà durante la giornata in 4 orari differenti e completamente gratuito. Non
mancheranno ovviamente le conversazioni con personaggi di spessore del mondo
oleario come Maurizio
Pescari, giornalista esperto di olio, che condurrà i "dialoghi sull'olio" con
interviste brevi ai protagonisti del settore - prima di tutto i produttori che
partecipano a Evoluzione - e agli amici delle associazioni che si adoperano con
grande impegno alla formazione e alla diffusione della cultura dell'Olio. Saranno
con noi Luigi
Centauri di Capol, Alyssa Mattei e Paola Consolini di Knoil, Gianfranco De Felici,
Francesco Travaglini di Extrascape, Vincenzo Nisio, Cosimo Damiano Guarini, Palma Esposito,
Johnny Madge,
Daniele
Brugiotti e anche gli amici del
vino Luca
Giovannucci di SIS, Alessandro Brizi di Onav, Antonello Mostacci
di Ars.
Nasce Antico Podere Matesino, un'azienda giovane al passo coi tempi
È sempre un piacere scrivere di coraggio,
di voglia di fare le cose, di non cullarsi sugli allori, di rischiare qualcosa
per essere liberi e indipendenti. Sono questi i giovani belli, quelli che mi
piacciono, perché si assumono le proprie responsabilità e ci provano con grande
entusiasmo. Con circa 8000 alberi di ulivo, qualche campo seminabile e circa
venti ettari di terreno, i ragazzi che hanno fondato la società agricola Antico Podere Matesino con sede ad
Alife, antica città romana in provincia di Caserta a pochi passi dall’altrettanto
straordinaria cittadina di Piedimonte Matese, hanno accettato una bella sfida.
E sono partiti alla grande perché, pur avendo buona esperienza nel campo della
ristorazione di qualità, hanno prodotto degli oli fantastici che meritano di
essere assaggiati ed elogiati. Hanno lavorato sodo, cercando soluzioni ai
problemi, affrontando con caparbietà le prove imposte dalla campagna e
dall’olivicoltura, cercando anche professionisti che potessero offrire loro le
proprie conoscenze. È così che si fa agricoltura, con un progetto che unisce
idee e professione di giovani individui che intendono promuovere il loro
territorio e la loro nuova visione della cultura agraria ed enogastronomica. Hanno scelto un logo per la loro nuova realtà abbastanza semplice ma con un significato profondo: hanno voluto rappresentare la loro unione e la loro forza e voglia di fare bene con un albero di ulivo il cui tronco si attorciglia simbolicamente formando un "insieme", che poi si ripete anche nei rami a voler significare il futuro. Il futuro insieme quindi, la perseveranza, la longevità.
Ma voi dove lo comprate l'olio?
Noi
tutti, ma proprio tutti, siamo convinti che l’olio che compriamo è un ottimo
olio. Non importa se lo si compra in frantoio, al supermercato, in oleoteca o
su siti internet specializzati, tutti siamo convinti che il mio è più buono del
tuo.
Partendo
da questa “verità” molto italiana, abbiamo creato un piccolo sondaggio su Twitter e poi
rilanciato su Fb che dava
quattro possibili risposte.
Questa fotografia rispecchia, più o meno, la
situazione italiana, dove la maggior parte delle persone comprano in frantoio
(intendendo con frantoio in via generale acquisto diretto da produttori) e poi
a seguire supermercato, oleoteca e online.
Da quanto emerge dalla ricerca “L’oro verde
italiano” di AICIG, ISMEA e ZOWART, segnalata con riferimento al sondaggio da Susanna
Benedetti (Sommelier dell’olio), a parte il dato ben noto della crescita costante
del consumo di olio d’oliva a livello mondiale una cosa interessante è la
diffusione, seppur lenta, dell’olio di oliva anche fuori dai confini dei Paesi
tradizionalmente consumatori si deve a tanti fattori, tra cui la sempre maggior
“contaminazione” delle tradizioni culinarie che vedono tra le più rinomate
quella mediterranea, ed italiana in particolare. Il problema è che questo
aumento dei consumi non corrisponde con la consapevolezza e la conoscenza che
si ha del prodotto.
Tale carenza di conoscenza sembrerebbe riflettersi nelle modalità di acquisto emerse dalle risposte ricevute alla domanda “ma voi dove lo comprate l’olio”. Se l’acquisto diretto dal produttore (frantoi) è la risposta prevalente, va evidenziato che dai commenti sembrerebbe emergere che tale scelta non è guidata tanto dalla consapevolezza della qualità dell’olio acquistato e delle competenze del produttore ma dalla speranza che si tratti di un olio genuino. L’olio acquistato dal frantoio, generalmente olio proveniente da olive locali, ha un costo più elevato rispetto a quello sugli scaffali dei supermercati e della Gdo, metodo di acquisto che nei sondaggi segue il frantoio. Quest’ultimo, peraltro, è nella maggior parte dei casi un blend di oli comunitari e non, venduto a prezzi bassissimi e che, come dimostrato negli ultimi anni da numerose inchieste, spesso non ha neanche le caratteristiche organolettiche per essere definito extravergine. Marginali risultano invece gli acquisti in oleoteca e online, luoghi meno tradizionali di acquisto che ancora non hanno preso piede fra le abitudini dei consumatori ma che potrebbero avere il vantaggio di un acquisto guidato, cioè supportato da selezionatori con competenza relativa al prodotto che vendono, e superare i confini territoriali aprendo ad una più vasta gamma di oli tra cui scegliere ovviamente a fronte di un prezzo maggiore di quello della GDO.
Tale carenza di conoscenza sembrerebbe riflettersi nelle modalità di acquisto emerse dalle risposte ricevute alla domanda “ma voi dove lo comprate l’olio”. Se l’acquisto diretto dal produttore (frantoi) è la risposta prevalente, va evidenziato che dai commenti sembrerebbe emergere che tale scelta non è guidata tanto dalla consapevolezza della qualità dell’olio acquistato e delle competenze del produttore ma dalla speranza che si tratti di un olio genuino. L’olio acquistato dal frantoio, generalmente olio proveniente da olive locali, ha un costo più elevato rispetto a quello sugli scaffali dei supermercati e della Gdo, metodo di acquisto che nei sondaggi segue il frantoio. Quest’ultimo, peraltro, è nella maggior parte dei casi un blend di oli comunitari e non, venduto a prezzi bassissimi e che, come dimostrato negli ultimi anni da numerose inchieste, spesso non ha neanche le caratteristiche organolettiche per essere definito extravergine. Marginali risultano invece gli acquisti in oleoteca e online, luoghi meno tradizionali di acquisto che ancora non hanno preso piede fra le abitudini dei consumatori ma che potrebbero avere il vantaggio di un acquisto guidato, cioè supportato da selezionatori con competenza relativa al prodotto che vendono, e superare i confini territoriali aprendo ad una più vasta gamma di oli tra cui scegliere ovviamente a fronte di un prezzo maggiore di quello della GDO.
Ecco,
come si fa a convincere le persone che un olio comprato in oleoteca/online o in
frantoio al di sopra di 12 euro (prezzo medio a litro di quest’anno) non sia
pura follia ma solo l’avvicinamento ad un prodotto di alta qualità che oltre ad
avere una ricchezza spropositata di profumi e di sapori, ha anche tante
proprietà salutistiche che non bisogna sottovalutare?
Auspici
Il
sondaggio online è stata l’occasione per un’interessante discussione tra vari
attori del settore (imprenditori, produttori, assaggiatori e sommelier).
Tralasciando la preferenza dei singoli tra la scelta migliore per l’acquisto,
chi online, chi in frantoio e chi in oleoteca (è un caso che nessuno abbia
citato il supermercato?) tutti concordano sul fatto che c’è bisogno di
diffondere cultura dell’olio e che quindi il tutto si riduce semplificando ad
un problema culturale e alla diffidenza crescente che si ha nell’acquisto di
prodotti che non si conoscono e per questo ci si affida a qualcun’altro
(l’amico produttore/frantoiano nel nostro caso)
Soluzioni
per inversione di tendenza?
Non
esiste la soluzione ma il continuo impegno di figure professionali che si
confrontano costantemente e che sostengono e accompagnano i produttori sulla
via della qualità del prodotto e sulla migrazione nel mondo on-line:
![]() |
| Fabrizio Fazzi Azienda agricola Principe Pignatelli |
Diffusione delle oleoteche: la cosa
più semplice da dire (e non da fare) è incentivare l’apertura delle oleoteche o
aiutare quelle già esistenti e farle diventare luoghi di aggregazione proprio
come avvenuto negli ultimi anni nelle enoteche. A Roma siamo fortunati ad avere
tre oleoteche ben fornite in diverse parti della città, ma sono abbastanza?
Nel resto d’Italia quante oleoteche ci sono? Ancora molto poche. L’Umbria
e la Toscana hanno già i loro luoghi dedicati all’olio, stanno crescendo.
Dobbiamo riconoscere e premiare la determinazione di chi, in un mercato
ancora poco consapevole, affronta con coraggio la sfida di un’attività tutta
dedicata all’extravergine e offre ai propri clienti non solo prodotti
eccellenti e selezionati ma anche tutta la propria competenza per diffondere la
conoscenza e la cultura dell’extravergine.
Sostenere i produttori: questo è
il punto più importante perché senza di loro, i custodi delle nostre terre,
possiamo diffondere cultura ma non avremo pienamente un vero sviluppo di questa
eccellenza. Dobbiamo far conoscere al grande pubblico dove nasce l'extravergine,
quanto lavoro e passione ci vuole per creare un prodotto eccellente, e gli
strumenti ci sono: con il racconto/storytelling, attraverso internet,
eventi e incontri, raccontiamo il duro e costante impegno degli
olivicoltori e renderli “cool” è l’attività più impegnativa e utile che
dobbiamo continuare a fare portare sempre più in alto la qualità di questo
settore. I produttori lavorano con grande impegno alla qualità e credono che
nell’olio buono ci possa essere un futuro, si mettono in gioco sempre,
continuamente, e sono partecipi di un grande cambiamento, di una svolta che
stenta a compiersi. Fare qualità ha un costo, un valore che parte dal
territorio e passa attraverso la storia ed il sapere dei popoli, delle
famiglie, per poi fermarsi dentro una bottiglia di rara qualità. Il racconto
del produttore attiva l’attenzione, immette in circolo le emozioni, coinvolge,
mette in un ordine le idee. Non se ne può fare a meno e non se ne farà a meno.
Dobbiamo riconoscere il giusto merito e la giusta redditività a chi lavora per
deliziarci e appagare i nostri sensi e anche in questo la rete può aiutare;
possiamo lavorare anche per promuovere l’aumento degli acquisti online, per
consentire a più consumatori possibili di raggiungere i migliori produttori e
comprare i loro prodotti, sostenendo così chi tiene alto il livello dell’olio
extravergine italiano.
Un’ultima riflessione va fatta su coloro
che hanno il ruolo più determinante nel veicolare la scelta degli acquisti e
quindi del consumo dell’extravergine di qualità. Tutto ciò che abbiamo scritto
finora si riversa in cose che hanno un valore ancora più grande dell’olio
stesso: sono i valori dai quali non si può prescindere e sui quali vi invitiamo
a riflettere. Il sacrificio, dovuto talvolta alla bellissima conformazione del
territorio e alla gestione degli uliveti - spesso secolari e millenari - e
quindi anche il rischio, la tutela del paesaggio ed il mantenimento e la
custodia dello stesso. L’Italia si nutre di un grande valore storico-culturale
e paesaggistico, invidiato in tutto il mondo per la sua unicità, la sua
biodiversità: tutto questo deve essere riconosciuto e soprattutto deve essere
sostenuto dai consumatori, anche economicamente, perchè altrimenti il nostro
Paese non ha possibilità di competizione con paesi come la Spagna o paesi
emergenti come la California. Paradossalmente, questi valori, sono
riconosciuti più dai cittadini stranieri che da quelli italiani. Vi sembra
normale?
Per
promuovere veramente l'olio di qualità serve la scelta consapevole del
consumatore
Se riusciamo
a fare in modo che questa scelta sia orientata verso il vero extravergine di
qualità tutto il settore potrà avere un brillante futuro davanti.
L’olio extravergine sarà l’alimento del secolo!
Facciamolo conoscere bene al mondo, tutti insieme…
Matesè, i grandi progetti partono dal basso
Risollevare le sorti di un territorio che quasi non esiste nello
scenario delle produzioni di qualità, nel senso che non è abbastanza
conosciuto, è un impegno di tutti. O dovrebbe esserlo, ma fino ad oggi pochi si
sono fatti avanti con proposte concrete. Non è giusto, il Matese merita di più
perché è grande espressione di storia e cultura gastronomica, gode di uno dei
paesaggi più belli d’Italia, di un clima eccezionale, di sane persone e quindi
di produzioni eccellenti.
Nasce così matesè e questa sarà la volta buona. Si,
ne sono convinto perché è un progetto che si fonda sull’amore, sulla passione
autentica, sulla cultura, sull’identità e sulla memoria del territorio. E’
questa la visione con la quale Umberto
Doti, ideatore e realizzatore del progetto, sta unendo sotto un
marchio unico i prodotti d’eccellenza del Matese. Umberto sta creando una
realtà fatta di giovani, dinamica, che mira a “crescere insieme ad un
territorio” ancora inesplorato e tutto da scoprire. E’ bellissimo, anche l’idea
di coinvolgere solo aziende artigiane a conduzione familiare che impiegano solo
materie prime selezionate e che garantiscono – grazie alla lavorazione manuale
e peculiare – la genuinità tipica di questa terra. E non solo i produttori, ma
anche chi sta “dietro le quinte”, come designer per la creazione del logo,
grafici per la creazione delle etichette e per le stampe: sono tutti del
territorio, per dimostrare che uniti siamo più forti e possiamo aiutare la
crescita e la valorizzazione. L’idea è quindi quella di avere un Brand unico da
vendere, selezionando produttori e prodotti locali di qualità. Che ve ne pare?
Cosa ci sarà al Buonolio Salus Festival?
“L’olio che verrà” è il tema della terza
edizione della rassegna, proposta nel Museo Civico Raffaele Marrocco di
Piedimonte Matese, in provincia di Caserta, nel complesso conventuale domenicano
fondato negli ultimi anni del XIV secolo.
L’appuntamento, molto articolato nelle attività e teso a dare una visione
diversa dell’ulivo e dell’olio, è in programma dal 23 al 25 aprile prossimi.
Il Festival, ideato e organizzato dall’Associazione Culturale Buonolio in
collaborazione con I Templari del Gusto,
noto portale e blog enogastronomico, ospiterà una serie
di attività didattiche, corsi di assaggio e percorsi di avvicinamento all’olio
per quanti vorranno scoprire le peculiarità e le caratteristiche dell’autentico
extravergine.
Oggi vi presento il Principe Pignatelli, una tradizione antica e preziosa
Ricevere in dono un olio da olive è sempre motivo di grande gioia, e
quando scopri che dietro c’è un forte segno di storia indelebile, ci si carica
di grandi attese. Siamo in Molise, a Monteroduni, in provincia di Isernia, in
un’azienda agricola attiva sin dal 1669, più precisamente nella verde Venafro, famosa per l’olivicoltura
sin dall’antichità e citata anche dal poeta Orazio per il suo olio ricavato dalle olive. E’ l’azienda agricola Principe Pignatelli che prende
il nome proprio dalla famiglia Pignatelli, di origini Longobarde, fra le più
importanti del panorama nobiliare italiano. La presenza dei Pignatelli è
testimoniata dal Castello Pignatelli di
Monteroduni, che s’innalza in posizione strategica di controllo e di difesa
dell’alta Valle del fiume Volturno, con i rilievi delle Mainarde e del Matese
sullo sfondo e i profili dell’Abruzzo in lontananza. Il Castello ha
rappresentato nei secoli il centro della vita economica di Monteroduni, fino a
diventare residenza rinascimentale della famiglia dei Pignatelli.
Centonze, puro extravergine
Il Buonolio
Salus Festival, per me, è stato motivo di crescita.
Il concorso, altresì, mi ha fatto conoscere oli da olive straordinari provenienti da
una Italia che certamente conoscevo ma che mi ha confermato tutta la sua
potenza in termini di biodiversità e profumi. Conoscere gli extravergini di
varie Regioni è come un viaggio, almeno per noi assaggiatori, è un’emozione
davvero particolare. E non smetterò mai di ringraziare i numerosi produttori
che hanno creduto nel progetto Buonolio Salus Festival inviando il proprio
campione e mettendolo a disposizione delle numerosissime persone che hanno
partecipato, soprattutto alla cena
oliocentrica che – come di consueto – ha chiuso il festival. Ricordo, con
un pizzico di soddisfazione personale e di ironia, i tanti consumatori che come
piccoli topolini annusavano nei calici la Sicilia, la Puglia, le Marche, il Molise, la Campania
e le altre Regioni. Ci sono stati oli molto conosciuti e apprezzati in
tutto il mondo, vincitori di premi importanti, che ci hanno arricchito con la
loro presenza. E’ il caso, appunto, della famiglia Centonze. E’ l’azienda agricola,
peraltro biologica, Case di Latomie
che sorge lungo le pendici che dolcemente degradano verso il mare cristallino
dell'antichissima colonia greca di Selinunte, da secoli coltivate ad uliveto. Siamo a Castelvetrano, in provincia di Trapani, in Sicilia.
L'olio di Franco
Fare qualità non è facile, è come migliorarsi sempre, diventare sempre
più eccellenza, trovare una dimensione sempre più importante. Ma Franco
Cassetta, titolare dell’azienda olivicola Badevisco, ci riesce da sempre. Precursore
dell’alta qualità, Franco è in continua ascesa nel raccogliere i riconoscimenti
dei suoi pregiati extravergini, ormai conosciuti un po in tutta Italia e all'estero. L’azienda nasce sulle pendici del vulcano di Roccamonfina, a 500
metri slm, dove si vede anche il mare. Le condizioni ambientali perciò, sono
decisamente favorevoli a produrre qualità ma c’è anche tanto buon lavoro
applicato ad una agricoltura biologica certificata. Ne ho ricevuto in dono
qualche bottiglia pochi giorni fa e sono rimasto estremamente entusiasmato, colpito
dal grande bouquet aromatico di quest’olio ricavato da olive di varietà Itrana
e Sessana.
L’Itrana è una pianta a
duplice attitudine che produce un frutto da tavola, la conosciuta Oliva
di Gaeta, dal quale si ricava anche un olio dai profumi e dal gusto eccezionali,
dal fruttato intenso. Dalla varietà Sessana
invece si ricava un extravergine dal fruttato leggero o medio. L’extravergine
ottenuto dal blend tra le
due varietà, si presenta di colore giallo dorato intenso con delicati riflessi
verdi. All’olfatto si apre ampio e complesso ed è caratterizzato da intense
note di erba fresca appena falciata e sentori eleganti di erbe officinali dove
spiccano la menta e il rosmarino. Al gusto è deciso ed elegante, dotato di
armonici toni di carciofo, cardo selvatico, rucola e note di frutta secca in
chiusura. Amaro e piccante decisi e molto equilibrati.
di Vincenzo Nisio
Sulle tracce del culto micaelico il nuovo progetto Terre dell'Angelo
“E il Signore mandò Michele ad insegnare ad Adamo l'agricoltura, perché ne ricavassero dei frutti di
che potessero vivere loro e tutte le generazioni dopo
di lui”.
[22, La vita di Adamo ed Eva, apocrifo dell’Antico Testamento]
Nasce Terre dell’Angelo. Un progetto che unisce idee e professioni per
promuovere una visione nuova della cultura agraria ed enogastronomica. Terre
dell’Angelo è un Brand, un marchio che promuoverà e valorizzerà saperi e produzioni
agroalimentari di qualità delle terre del Sannio, storicamente legate all’antico
culto micaelico. E’ proprio l’Arcangelo Michele a guidare - simbolicamente - il
progetto che vi presentiamo oggi, non a caso, nel giorno della celebrazione del
Santo.
Siamo partiti dall’Ulivo, simbolo del nostro territorio e soprattutto simbolo
di pace. Proprio dagli Ulivi e dall’olio ricavato dalle olive di quelli secolari,
lo stesso che hanno degustato i Romani, coloro che per primi hanno impiantato
quest’albero nelle nostre terre.
A produrre extravergine di qualità bastano pochi semplici accorgimenti. Qualche breve consiglio per ottenere buoni risultati
In olivicoltura gli accorgimenti per produrre olio di qualità sono
pochi, ma non è facile ottenere un buon prodotto. Basta infatti mancare in
qualche passaggio e tutto si annulla, bisogna stare attenti e non pensare che
tutto viene da se. L’esperienza è senz’altro valida, per carità, ma a volte
anche la presunzione fa commettere banali errori.
Curare gli alberi
L’ulivo è un albero poco esigente, ma come tutti ha bisogno di cure. Va
eseguita la potatura da professionisti ogni anno, vanno monitorati gli insetti
ed eseguiti i trattamenti dovuti, va concimato il terreno somministrando
nutrienti necessari alla pianta per vegetare e produrre frutti.
Inerbimento e controllo delle
infestanti
E’ consigliabile sempre lasciare il terreno inerbito, sia per l’efficienza
produttiva in termini di qualità dell’olio e di quantità e sia per il
mantenimento della sostanza organica. Il controllo della eventuale flora
infestante può essere effettuato mediante sfalci, limitando la crescita in
prossimità delle giovani radici degli alberi.
Kerres, puro extravergine proveniente dalla storia
Chi mi conosce sa che quando parlo di olio estratto dalle olive metto
in primo piano il passato, essendo l’ulivo un albero che vanta più di 6000 anni
di storia. Ho conosciuto questa piccola e importante produzione olearia in
occasione della seconda edizione del Buonolio Salus Festival e ne ho apprezzato
da subito la qualità. Al primo assaggio.
Si tratta di un olio extravergine di oliva da agricoltura Biologica che
la titolare Manuela Pingue insieme
al suo più stretto collaboratore, il fratello Raffale Pingue, hanno chiamato Dea, in onore di Cerere, divinità materna della terra e
della fertilità ma anche dea della nascita, poiché tutti i fiori, la frutta e
gli esseri viventi erano ritenuti suoi doni e si pensava avesse insegnato agli
uomini la coltivazione dei campi. Per questo veniva solitamente rappresentata
come una matrona severa e maestosa, nonché bella e affabile, con una corona di
spighe sul capo, una fiaccola in una mano e un canestro ricolmo di grano e di
frutta nell'altra. Particolari che si possono notare ed apprendere in
etichetta.
L'intera gamma degli extravergini si differenzia da Esselunga con l'evidenza dei Grandi Oli. Si può fare
Si parla molto delle differenze fra gli oli extravergini in commercio,
se ne fa una questione di salute per la forte presenza nell’olio di alcuni componenti
e se ne fa una questione di prezzi differenti. E’ la cultura di prodotto che si
fa spazio, stiamo crescendo ed è giusto che se ne parli, in maniera
costruttiva. La differenza fra gli oli extravergini c’è ed Esselunga ne da espressamente
evidenza riservando una sezione agli oli di qualità e tipici, alle eccellenze. I Grandi Oli.
Quando ho visto quello scaffale e dopo aver osservato per qualche minuto
il comportamento di alcune persone mi sono reso conto che il consumatore non è affatto ignorante ma è capace di poter
distinguere e saperlo fare bene. Si può
fare cultura dell’olio anche attraverso il supermercato e la grande distribuzione,
si può fare corretta informazione e si può essere trasparenti, serve solo
lungimiranza e un po’ di buonsenso e voglia di fare le cose. Il consumatore va
educato – non c’è dubbio – ma lo si può fare anche attraverso l’apposizione di
uno scaffale con gli oli eccellenti, aiutandolo a scegliere in maniera
consapevole. E’ lodevole e lungimirante quanto fa Esselunga, mi piace e mi complimento con loro sperando che l’esempio
possa stuzzicare anche le altre esemplari attività.
Villa Uva, alla ricerca degli oli migliori
Si sa, la Puglia è terra di ulivi e terra di oli straordinari. Quando c’è
un olivicoltore appassionato poi, è tutta emozione. Quando si coltivano due
varietà autoctone, la Coratina e la Peranzana e si è cultori dell’olio si
ottengono produzioni eccellenti.
E’ il caso di Villa Uva, azienda
agricola conosciuta per caso al Biol
Novello, alla Reggia di Caserta qualche mese fa. Mi ha incuriosito subito,
ne ho sentito solo i profumi ed ho deciso di acquistarne qualche bottiglia.
Detto fatto, monocultivar di Coratina e Peranzana.
Straordinari, considerando anche l’annata. Siamo a Lucera, in provincia di Foggia.
No olio, no party
Ormai ho perso il conto di tutte
le persone - amici, parenti, amici degli amici degli amici, ristoratori e
conoscenti - che mi hanno chiesto dell’olio. Se ne avessi avuto a disposizione
50 quintali li avrei venduti tutti, senza badare troppo al prezzo. Ma di olio
d’oliva non ce n’è e questo è il punto dal quale partire e ragionare, nella
consapevolezza assoluta e per il bene di tutto il comparto.
No olio, no party. Almeno
per le piccole imprese olivicole, quelle che fanno produzioni eccellenti,
piccole quantità e grande qualità, con grande impegno. Si, perché le medie o
grandi imprese si sono organizzate, qualcuno ha anche deciso di non
confezionare olio, ma la maggioranza ha attinto olive o olio da altre zone
d'Europa o del mondo comunicandolo serenamente in etichetta. C'è trasparenza,
per carità, c'è consapevolezza e a mio parere non c'è niente di male. Quello
che manca è l'unicità e le variabili sensoriali dei nostri oli, delle nostre 538
varietà di olive. È l'Italia che
manca, più che l'olio. Le piccole aziende olivicole quindi, sono quelle che
soffrono di più, non c'è olio per fare marketing, per gli assaggi, per gli
eventi, per le fiere, per le guide. Ma non c'è neanche qualità, tranne in
qualche sporadico caso, per cui "a volte è meglio desistere che
perseverare".
Dalle Terre del Vulcano
Si chiama Conchae, l'olio
extravergine prodotto negli oliveti siti nel Comune di Conca
della Campania, zona collinare alle pendici del vulcano spento di
Roccamonfina, sul versante nord-orientale. Il paese prende il nome dalla
posizione in cui è sorto, fu fondato dai monaci dell’Abbazia di Montecassino
che dopo le invasioni barbariche bonificarono le terre incolte e selvagge
edificando case coloniche e villaggi. Il nome Conchae trae origine dalla zona
di produzione, in particolare prende il nome da un castello esistente già prima
del X secolo. Infatti Leone Ostiense registra, nell’anno 1049, un
tentativo sfortunato da parte di alcuni nobili capuani di sottrarre il castello
di Conca all’Abbazia di Montecassino. Il tentativo, come detto, fallì e il Castrum Conchae rimase all’Abbazia e
tutt’oggi esistente. L’azienda agricola nacque nei primi anni settanta, quando i coniugi
Pellegrino - emigrati in Svizzera - decisero di far ritorno al paese e
acquistare il fondo rustico denominato Tuoro Martino che ha una estensione di
circa dieci ettari, si trova situato sul versante nord est del vulcano spento
di Roccamonfina. La forma a cono è la
conseguenza dell’attività vulcanica presente in loco che nel corso dei millenni
ha dato origine ai due principali coni vulcanici di Conca Della Campania, il
più importante per dimensioni è Monte Friello e l’altro cono di minori
dimensioni è denominato Tuoro Martino sito dell’azienda che attualmente conduce
la moglie di Roberto Pellegrino, Calce Emilia. L’azienda si trova a circa 500
metri di altitudine ideale per le colture quali castagno olivo e vite.
Quella di Calce Emilia è una piccola azienda, a conduzione familiare, che ora ha iniziato un nuovo percorso di innovazione con il suo olio dalle già apprezzate qualità sensoriali. Anche quest’anno infatti, con tutte le difficoltà, ha prodotto il nuovo Conchae che mi ha proposto in degustazione.
Nuova veste grafica per il Koinè di Benedetta
Non lo nascondo, non voglio e non
sarebbe reale, il Koinè fa parte
della mia passione per l'olio e come tale lo tengo stretto tra i preferiti.
Ecco, mi sono dichiarato. Ma chi mi conosce lo sa, oltretutto c'è un bellissimo
rapporto di amicizia e stima reciproca con l'azienda che àncora e lega passione
e professionalità.
Oggi, il Koinè - l'extra vergine prodotto da Benedetta Cipriano - cambia veste grafica. L'etichetta e il logo come la grafica andavano riviste, ogni tanto fa bene innovarsi, crescere e dare vitalità al lavoro svolto nel tempo. L'azienda Cipriano ha intrapreso - anni fa - un percorso di qualità, raggiungendo risultati importanti. Il suo extravergine è presente in tante guide, riviste di settore ed ha ottenuto numerosi riconoscimenti e premi. L'ultimo, l'inserimento nella guida mondiale Flos Olei 2015 di Marco Oreggia. In realtà si tratta di un restyling della vecchia grafica, perché conserva gli elementi e i colori di prima ma ha un nuovo carattere, accattivante e moderno. Conserva anche i loghi della famiglia, in alto e per primi: Cipriano e Ventriglia. Il restyling regala una identità più appropriata, professionale ed elegante, oltre a rendere l'azienda più attuale e competitiva.
Oggi la piccola impresa Cipriano sta lavorando ad un nuovo prodotto, un extravergine con caratteristiche chimico-organolettiche superiori, con parametri molto più elevati. È un progetto ambizioso ma emblematico della voglia di crescere ed innovarsi. Sarà una "riserva" o una linea
"oro" non si sa, certamente avrà una sua etichetta specifica che ne indicherà le proprietà e sarà un prodotto numericamente limitato. Restiamo in attesa!
Azienda agricola Cipriano Benedetta
Via Pigna Pioppetelli
81016 Piedimonte Matese
Tel. 0823 785644 - 333 7475820
extra.koine@gmail.com
I vincitori del Concorso Buonolio Salus Festival, prima edizione
Non ne avevo mai dato notizia, ma
all’invenire della seconda edizione del Festival,
credo sia giusto comunicarvi i vincitori della prima edizione del Concorso
dedicato alle aziende partecipanti. La giuria, composta da un panel di
professionisti assaggiatori e guidata dal Panel Leader Maria Luisa
Ambrosino, ha valutato attentamente gli oltre 20 campioni
pervenuti proclamando i migliori oli extravergini nelle tre diverse categorie:
fruttato leggero, fruttato medio e fruttato intenso. Ecco dunque i vincitori:
Colline del Matese, extra vergine da tanta esperienza
Persone semplici, com’è l’olivicoltura. E’ l’extravergine di qualità venuto
da sogno di venti persone, piccoli produttori che da generazioni si dedicano alla tradizionale coltivazione dell'olivo,
che nell’anno 2000 costituiscono la Cooperativa
Colline del Matese. Sorge nell'area pedemontana
sud-occidentale del Matese, storicamente e tradizionalmente legata
alla pastorizia e alla lavorazione dei suoi prodotti, dove le coltivazioni olivicole si sviluppano in una
fascia di media collina.
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